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giovedì 7 novembre 2019

I♥tvserie: Stranger Things, Chilling Adventures of Sabrina, The Umbrella Academy e Love Death + Robots

Buon pomeriggio lettori! Ritorno a parlare di serie tv e anzi vedrete qualche post in più perché sono indietro con i pareri mentre le visioni vanno avanti speditamente!:D Oggi mi piacerebbe condividere con voi l'ultima stagione di Stranger Things, Sabrina vita da strega nuova versione, un'inaspettata The Umbrella Academy e la meraviglia di Love Death + Robots, che trovate tutte su Netflix♥.

Stranger Things - stagione 3
Questa stagione definita da molti drammatica trova in me pareri contrastanti. Non sono certa che questa stagione abbia aggiunto qualcosa alla storia. L'idea che mi sono fatta è che non avendo nuove idee a cui attingere si sia creata una serie fotocopia con un nuovo cattivo e nuovo pretesto per riaprire il varco chiuso nella stagione precedente da Eleven perché Undi mi rifiuto. Poi ammetto di averla guardata divorando come un demogorgone tutte le puntate e inorridendo al finale anche se resta aperto uno spiraglio. Purtroppo però nonostante mi sia piaciuta spero in una sua degna conclusione con la prossima stagione.

Chilling Adventures of Sabrina - stagione 1
Ho iniziato la visione di questa serie con un pizzico di scetticismo. Arrivo come molti dai gloriosi anni '80 in cui Sabrina vita da strega era un must del pomeriggio. Questa versione dark mi intrigava molto ma avevo paura che sfociasse in qualche brutta copia dei vampiri di Mystic Falls o serie simili. Invece più passavano le puntate più mi sono dovuta ricredere. Mi è piaciuta, i personaggi sono azzeccati e questa oscura Sabrina mi piace molto (sopratutto il modo di vestirsi). Quindi promossa a pieni voti. Vi dirò di più sentendo parlare nel telefilm di Greendale la città natale di Sabrina, si nomina spesso la vicina Riverdale.. quindi a rigor di logica la mia mente non ha fatto altro che pensare che avrei dovuto vedere pure Riverdale che merita peraltro, metti caso facessero un crossover sono preparata! 

The Umbrella Academy - stagione 1
Scoperta per caso su Netflix in un pomeriggio noioso, mi sono innamorata della storia e dei personaggi. Vista senza impegno mi ha in realtà tirato dentro fino alla fine. Inaspettata e insolita mi ha fatto passare piacevoli ore. Un mix tra i bambini di Miss Peregrine e gli Xmen, racconta di come in un giorno specifico vennero al mondo dei bambini con potenzialità nascoste. Un uomo ha cercato di radunarli quasi tutti sotto lo stesso tetto e crescerli come suoi figli insegnandogli a sviluppare il loro potere e a usarlo per salvare il mondo come dei veri supereroi. Ma come sempre la tragedia è dietro l'angolo e man a mano che crescono i ragazzi abbandonano il progetto e il padre affidatario. Si ritrovano poi da grandi proprio al funerale dello stesso e scopriranno che in ballo c'è molto più di quello che il padre gli ha fatto credere. Ben caratterizzati i personaggi, interessanti le storie personali ed epilogo avvincente. Ora non mi resta che attendere la seconda stagione.

Love Death + Robots - stagione 1
Ah questa è stata una vera chicca. Episodi disconnessi tra loro. Serie quindi antologica. Elementi in comune, ce lo ricorda il titolo. Puntate animate futuristiche, fatte in stili differenti, che raccontano storie diverse. Praticamente tutte stupende. C'è l'imbarazzo della scelta per eleggere la migliore. Generi diversi e significati struggenti. ADORATA. Fremo all'idea di una nuova stagione. Non voglio svelare ulteriori dettagli, le puntate sono brevi e intense, si toccano argomenti attuali ma inseriti in un contesto fantascientifico e futuristico. Alcune fanno ridere altre sconvolgono ma resta il fatto che sono tutte godibili. 

Buona visione!

mercoledì 6 novembre 2019

Recensione: Assassinio sull'Orient-Express di Agatha Christie - Hercule Poirot #10

Buongiorno lettori! Come anticipato ecco il mio modesto parere su questo romanzo di Agatha Christie. Letto prima di aver visto il film mi ha ricordato perché adori quest'autrice e mi ha fatto venire voglia di intraprendere la maratona di tutti i suoi romanzi..vediamo se riesco a organizzarla a Gennaio.

Assassinio sull'Orient-Express
Hercule Poirot #10
Agatha Christie
Lidia Zazo

Mondadori
210
7,99
13,50
17 ottobre 2015

#incipit#

L'Orient-Express, il leggendario treno delle spie e degli avventurieri internazionali, occupa un posto importante nell'immaginario collettivo degli appassionati di letteratura poliziesca. Il merito è di Agatha Christie, la regina del giallo, e della sua creatura, l'impareggiabile Poirot. In quella che rimane probabilmente la più celebre delle sue imprese, l'investigatore belga, salito a bordo di un vagone di prima classe partito da Istanbul e diretto a Calais, è costretto a occuparsi di un efferato delitto. "Assassinio sull'Orient-Express", apparso nel 1934, è da molti considerato il capolavoro di Agatha Christie, sicuramente uno dei libri gialli più conosciuti in tutto il mondo.


La Christie è sempre stata parte della mia vita di lettrice. Mia mamma, sua gran estimatrice, mi ha trasmesso tutto l'amore per lei e per i romanzi investigativi. Tant'è che Dieci piccoli indiani resta indiscusso il mio romanzo preferito di genere. Detto questo mi sono approcciata a questa storia vista la riapparizione di un nuovo film. Ammetto però di averlo trovato parecchio noioso, infatti ho faticato a terminarlo. Il libro è tutt'altra storia. L'ambientazione è stupenda, un treno bloccato in mezzo alla neve. Un uomo assassinato nel suo scompartimento. Nessuno è entrato e nessuno è uscito eppure un passeggero del treno è l'assassino. L'indagine si svolge brevemente, l'impressione che mi ha dato Poirot, il protagonista di ben quarantacinque romanzi, l'investigatore belga dal QI eccezionale, è stata che lui avesse intuito quasi tutto fin dal ritrovamento del cadavere e abbia recitato una sorta di "scenetta" per smascherare il colpevole senza creare ulteriore scompiglio. In tutto questo non ho potuto non sorridere delle macchiette create dall'autrice o della genialità dei collegamenti che all'apparenza sembrano intricati ma che si incastrano perfettamente nella storia che Poirot ricostruisce alla fine. Inutile dire che Agatha Christie è la scrittrice di gialli per eccellenza e insieme a Conan Doyle si spartisce un podio da medaglia d'oro.

Buona lettura!

martedì 5 novembre 2019

Incipit: Assassinio sull'Orient Express

Buongiorno lettori! Arriva anche per questa prima settimana di Novembre, in cui le temperature si sono decisamente abbassate, l'incipit consueto. Agatha Christie fa da protagonista questa settimana con il suo Assassinio sull'Orient-Express. Avete visto l'ultima rappresentazione filmica?

Parte prima

I fatti
Capitolo primo
Un passeggero importante sul Taurus Express

Erano le cinque di una mattina invernale in Siria. Alla stazione di Aleppo sostava il treno definito dagli orari ferroviari con il nome altisonante di Taurus Express. Era composto da un vagone ristorante, un vagone letto e due vagoni ordinari.
Accanto al predellino del vagone letto un giovane tenente francese conversava con un ometto imbacuccato fino alle orecchie, del quale si vedevano soltanto la punta del naso e le due estremità dei baffi arricciati all'insù.
Faceva un freddo glaciale, e il compito di accompagnare alla stazione un distinto viaggiatore straniero non era certo da invidiare, ma il tenente Dubosc faceva virilmente la sua parte. Dalle sue labbra uscivano con eleganza frasi francesi ben tornite. Non che avessa la minima idea dell'intera faccenda. C'erano state voci, naturalmente, come sempre in casi del genere.
L'umore del generale, del suo generale, si era fatto sempre più nero. E poi era arrivato questo belga: fin dall'Inghilterra, a quanto pareva. C'era stata una settimana di strana tensione. In seguito erano accadute alcune cose. Un ufficiale di grado molto elevato si era suicidato, un altro aveva dato le dimissioni; l'ansia era scomparsa all'improvviso da volto tesi, alcune precauzioni militari erano state allentate. E il generale, il generale del tenente Dubosc, era sembrato all'improvviso dieci anni più giovane.
Dubosc aveva udito parte di una conversazione fra lui e lo straniero.
«Lei ci ha salvato, mon cher» aveva detto il generale commosso, con i grandi baffi bianchi tremanti. «Ha salvato l'onore dell'esercito francese, ha evitato che si spargesse del sangue! Come posso ringraziarla per avere risposto alla mia chiamata? Per essere venuto da tanto lontano...?»
 AL che lo straniero - un certo Monsieur Hercule Poirot - aveva dato una risposta adeguata che includeva la frase: «Non ricordo, forse, come una volta lei mi abbia salvato la vita?» E il generale gli aveva dato una risposta altrettanto adeguata, respingendo ogni merito per quel servizio resogli in passato. Poi, con ulteriori accenni alla Francia, al Belgio, alla gloria, all'onore e ad altre cose del genere, si erano abbracciati cordialmente e la conversazione aveva avuto termine.
Quanto all'argomento di cui avevano trattato, il tenente Dubosc ne era ancora all'oscuro, ma gli era stato assegnato il compito di accompagnare Monsieur Poirot al Taurus Express, e lui lo eseguiva con tutto lo zelo e l'ardore che si confacevano a un giovane ufficiale con una promettente carriera davanti a sé.
«Oggi è domenica» disse il tenente Dubosc. «Domani, lunedì sera, sarà a Istanbul.»
 Non era la prima volta che faceva quell'osservazione. Le conversazioni sul marciapiede prima della partenza di un treno sono spesso alquanto ripetitive. «Proprio così» convenne Monsieur Poirot.
«E intende restarci qualche giorno, credo.»
«Mais oui.. Istanbul è una città che non ho mai visitato. Sarebbe un peccato attraversarla...comme ça.» Fece schioccare eloquentemente le dita. «Non ho alcuna fretta, mi fermerò per qualche giorno da turista.»
«Santa Sofia è molto bella» disse il tenente Dubosc, che non l’aveva mai vista.
Un vento freddo soffiò sul marciapiede. Entrambi rabbrividirono. Il tenente Dubosc riuscì a lanciare uno sguardo furtivo al suo orologio. Mancavano cinque minuti alle cinque, solo cinque minuti ancora!
Temendo che l’altro avesse notato il suo sguardo, si affrettò a parlare di nuovo.
«Ci sono pochi viaggiatori in questa stagione» disse, lanciando uno sguardo ai finestrini del vagone letto.
«Proprio così» convenne Monsieur Poirot.
«Auguriamoci che non restiate bloccati dalla neve sul Tauro.»
«Succede?»
«È successo, sì. Non quest’anno, per ora.»
«Speriamo bene, allora» disse Monsieur Poirot. «Le notizie dall’Europa non sono buone.»
«Tutt’altro che buone. Nei Balcani c’è molta neve.»
«Anche in Germania, ho sentito.»
«Eh bien» si affrettò a dire il tenente Dubosc, temendo un’altra pausa nella conversazione. «Domani sera alle sette e quaranta sarà a Costantinopoli.» «Sì» disse Monsieur Poirot, e aggiunse disperato: «A quanto ho sentito, Santa Sofia è molto bella.»
«Splendida, credo.»
La tendina di uno degli scompartimenti del vagone letto sopra di loro venne scostata e una giovane donna guardò fuori.
Mary Debenham aveva dormito poco da quando aveva lasciato Baghdad, il giovedì precedente. Non aveva dormito bene né sul treno per Kirkuk, né all’albergo di Mosul, né quella notte in treno. Adesso, stanca di stare distesa nel caldo soffocante dello scompartimento surriscaldato, si era alzata e sbirciava fuori.
Doveva essere Aleppo. Non c’era niente da vedere, naturalmente. Solo un lungo marciapiede male illuminato con qualcuno che litigava ad alta voce in arabo da qualche parte. Due uomini sotto il suo finestrino parlavano in francese. Uno era un ufficiale francese, l’altro un ometto con baffi enormi.
Accennò un sorriso. Non aveva mai visto nessuno tanto imbacuccato. Fuori doveva fare molto freddo. Ecco perché riscaldavano tanto il treno. Cercò di abbassare il vetro, ma non scendeva.
Il controllore del vagone letto si era avvicinato ai due uomini. Il treno stava per partire, disse. Monsieur avrebbe fatto meglio a salire. L’ometto si tolse il cappello. Aveva la testa a forma di uovo. Malgrado le sue preoccupazioni, Mary Debenham sorrise. Era un ometto ridicolo. Il tipo di ometto che non si sarebbe mai potuto prendere sul serio.
Il tenente Dubosc pronunciava il suo discorso di congedo. Lo aveva messo a punto in precedenza tenendolo in serbo per l’ultimo minuto. Era un discorso molto bello e forbito.
Per non essere da meno, Monsieur Poirot rispose sullo stesso tono.
«En voiture, monsieur» disse il controllore del vagone letto.
Con espressione di infinita riluttanza, Monsieur Poirot salì sul treno. Il controllore salì dietro di lui. Monsieur Poirot salutò con la mano. Il tenente Dubosc si portò la mano alla visiera. Con uno scossone terribile il treno si mosse lentamente.
«Enfin!» mormorò Monsieur Hercule Poirot.
«Brr» sbuffò il tenente Dubosc, rendendosi conto appieno di quanto freddo facesse…

«Voilà, monsieur.» Con un gesto teatrale il controllore mostrava a Poirot la bellezza del suo scompartimento e come fosse stato sistemato il bagaglio.
«La valigetta di monsieur, l’ho messa qui.»
Tese la mano in modo eloquente. Hercule Poirot vi mise una banconota ripiegata.
«Merci, monsieur.» Il controllore assunse un atteggiamento pratico e spiccio. «Ho qui i biglietti di monsieur. Mi dia anche il passaporto, prego. A quanto ho capito, monsieur interrompe il viaggio a Istanbul.»
Monsieur Poirot assentì.
«Non ci sono molti viaggiatori, immagino» disse.
«No, monsieur. Ci sono solo altri due passeggeri, entrambi inglesi. Un colonnello proveniente dall’India e una giovane signora da Baghdad. Ha bisogno di qualcosa?»
Monsieur chiese una bottiglietta di Perrier.
Le cinque del mattino sono un’ora scomoda per salire in treno. Mancano ancora due ore all’alba. Consapevole di aver dormito poco, quella notte, e di aver portato a termine con successo una missione delicata, Monsieur Poirot si raggomitolò in un angolo e si addormentò.
Quando si svegliò erano le nove e mezzo, e fece una sortita verso il vagone ristorante in cerca di un caffè.
Al momento c’era solo un altro passeggero, evidentemente la giovane signora inglese della quale aveva parlato il controllore. Alta, snella e bruna, doveva essere sui ventotto anni. L’aria di fredda efficienza nel suo modo di mangiare e di chiamare il cameriere perché le portasse altro caffè testimoniava una profonda conoscenza del mondo e dei viaggi. Indossava un abito da viaggio scuro di una stoffa leggera molto adatta all’atmosfera surriscaldata del treno.
Hercule Poirot, non avendo niente di meglio da fare, si divertì a studiarla senza parere. Doveva essere quel tipo di giovane donna che sa badare perfettamente a se stessa dovunque vada. Era calma ed efficiente. A Poirot non dispiacevano la severa regolarità dei suoi lineamenti e il pallore delicato della pelle. Apprezzava la sua testa bruna e lucente con i capelli ben pettinati a onde, e gli occhi grigi, freddi e impersonali. Ma era un po’ troppo efficiente, decise, per essere ciò che lui definiva una “jolie femme”.
Ben presto entrò nel vagone ristorante un’altra persona. Era un uomo alto, fra i quaranta e cinquanta, snello e di carnagione bruna, con le tempie appena brizzolate.
Il colonnello che viene dall’India” si disse Poirot.
Il nuovo venuto si inchinò alla ragazza.
«Buon giorno, signorina Debenham.»
«Buon giorno, colonnello Arbuthnot.»
Il colonnello stava in piedi con una mano appoggiata alla sedia dirimpetto a quella di lei.
«Niente in contrario?» chiese.
«No, naturalmente. Si sieda.»
«Sa, a colazione non sempre si ha voglia di chiacchierare.»
«Infatti. Ma non mordo.»
Il colonnello si sedette.
«Ragazzo» chiamò in tono perentorio.
Ordinò caffè e uova.
Il suo sguardo si posò per un attimo su Hercule Poirot, ma si spostò subito con indifferenza. Poirot, leggendogli correttamente nel pensiero, comprese che si era detto: “Soltanto un dannato straniero.”
Fedeli alla propria nazionalità, i due inglesi non parlavano molto. Si scambiarono poche brevi osservazioni, e presto la ragazza si alzò per tornare nel suo scompartimento.
A pranzo lei e il colonnello si sedettero di nuovo a tavola insieme ed entrambi ignorarono completamente il terzo passeggero. La loro conversazione era più animata che a colazione. Il colonnello Arbuthnot parlava del Punjab e di tanto in tanto rivolgeva qualche domanda alla ragazza su Baghdad, dove fu presto chiaro che aveva lavorato come istitutrice. Nel corso della conversazione scoprirono alcuni amici comuni, il che ebbe l’effetto immediato di renderli più cordiali e meno riservati. Parlarono del vecchio Tommy Tal-dei-tali e di Jerry Tal-altro. Il colonnello si informò se andasse direttamente in Inghilterra o se si fermasse a Istanbul.
«No, proseguo direttamente.»
«Non è un peccato?»
«Ho fatto lo stesso percorso due anni fa in senso inverso e mi sono fermata tre giorni a Istanbul.»
«Oh, capisco. Be’, devo dire che sono lieto che prosegua, perché proseguo anch’io.»
Accennò una specie di goffo inchino, arrossendo impercettibilmente.
Il nostro colonnello è alquanto sensibile” pensò Hercule Poirot divertito. “Il treno sembra pericoloso quanto un viaggio per mare!
La signorina Debenham disse in tono pacato che sarebbe stato molto piacevole. I suoi modi erano lievemente scoraggianti.
Hercule Poirot notò che il colonnello la riaccompagnava allo scompartimento. Poco dopo attraversarono lo splendido scenario del Tauro. Mentre ammiravano le Porte della Cilicia, in piedi nel corridoio l’uno accanto all’altra, all’improvviso la ragazza sospirò. Poirot stava accanto a loro e la udì mormorare.
«È così bello! Vorrei… vorrei…»
«Sì?»
«Vorrei potermelo godere!»
Arbuthnot non rispose. La sua mascella quadrata sembrò più ostinata e severa.
«Vorrei con tutto il cuore che ne fossimo fuori» disse.
«Silenzio, per favore. Silenzio.»
«Oh! È tutto a posto.» L’uomo lanciò uno sguardo vagamente irritato in direzione di Poirot. Poi proseguì: «Ma non mi piace proprio il lavoro di istitutrice, sempre agli ordini di madri tiranniche e di insopportabili marmocchi.»
Lei rise e fu come se per un attimo si lasciasse un po’ andare.
«Oh! Non è affatto così. L’istitutrice oppressa è un mito del tutto sorpassato. In realtà sono i genitori a temere di venire tiranneggiati da me.» Non dissero altro. Forse Arbuthnot si vergognava di aver parlato tanto impulsivamente.
È una commediola piuttosto strana quella cui mi trovo ad assistere” si disse pensoso Poirot.
In seguito avrebbe ricordato questa riflessione.
Arrivarono a Konya quella sera alle sette e mezzo circa. I due passeggeri inglesi scesero a sgranchirsi le gambe, passeggiando su e giù sul marciapiede coperto di neve.
Monsieur Poirot si accontentò di osservare da un finestrino l’attività frenetica della stazione. Dopo circa dieci minuti, tuttavia, decise che forse una boccata d’aria non gli avrebbe fatto male. Si preparò accuratamente, avvolgendosi in molteplici cappotti e sciarpe e infilando i lindi stivali nelle calosce. Così bardato scese con cautela sul marciapiede e incominciò a percorrerlo. Arrivò oltre la locomotiva.
Furono le voci a rivelargli le due figure indistinte nell’ombra di un carro merci. Era Arbuthnot a parlare.
«Mary…»
La ragazza lo interruppe.
«Non ora. Non ora. Quando tutto sarà finito. Quando ce lo saremo lasciato alle spalle… allora…»
Poirot si allontanò discretamente. Si chiedeva di che cosa parlassero.
Aveva stentato a riconoscere la voce fredda, efficiente della signorina Debenham…
Strano” si disse.
Il giorno dopo, si chiese se per caso non avessero litigato. I due si rivolgevano appena la parola. La ragazza, pensò, sembrava preoccupata. Aveva due cerchi scuri intorno agli occhi.
Erano circa le due e mezzo del pomeriggio quando il treno si fermò. Si videro alcune teste sporgersi dai finestrini. Un piccolo manipolo di uomini era radunato accanto alle rotaie e accennava a qualcosa sotto il vagone ristorante.
Poirot si sporse a parlare con il controllore del vagone letto che passava in fretta. L’uomo gli rispose e Poirot ritirò la testa: voltandosi, si scontrò quasi con Mary Debenham in piedi proprio dietro di lui.
«Di cosa si tratta?» gli chiese quasi senza fiato in francese. «Perché ci siamo fermati?»
«Non è niente, mademoiselle. Qualcosa ha preso fuoco sotto il vagone ristorante. Niente di serio. Lo hanno spento. Adesso riparano il danno. Non c’è pericolo, glielo assicuro.»
Lei fece un piccolo gesto brusco, quasi giudicasse l’idea del pericolo assolutamente priva di importanza.
«Sì, sì, capisco. Ma l’orario!»
«L’orario?»
«Sì, ci sarà un ritardo.»
«È probabile» convenne Poirot.
«Ma non possiamo permetterci un ritardo! Il treno deve arrivare alle 6.55 e dobbiamo attraversare il Bosforo e prendere il Simplon Orient Express alle 9 precise. Se ci saranno un’ora o due di ritardo, perderemo la coincidenza.»
«Sì, è probabile» ammise lui.
La guardò incuriosito. La mano aggrappata alla sbarra del finestrino non era perfettamente ferma e anche le sue labbra tremavano.
«È tanto importante per lei, mademoiselle?» le chiese.
«Sì, molto. Devo, devo prendere quel treno.»
Gli voltò le spalle e si allontanò lungo il corridoio per raggiungere il colonnello Arbuthnot.
Ma la sua apprensione era superflua. Dieci minuti dopo il treno ripartiva. Arrivò a Haydarpasa con soli cinque minuti di ritardo, avendo recuperato durante il viaggio.
Il Bosforo era agitato e a Monsieur Poirot la traversata non piacque affatto. Sulla nave venne separato dai suoi compagni di viaggio, che non rivide più.
Quando arrivò al ponte di Galata si recò immediatamente all’Hotel Tokatlian.

Buona lettura!

giovedì 31 ottobre 2019

👻🎃This is Halloween💀🦇

Carissimi lettori, anche quest'anno arriva Halloween🦇 una festa che mi è cara più per il tema che per tradizione. Quest'anno replico la festicciola in maschera 🎃. Come ogni anno anche qui sul blog ho deciso di preparare un post a tema con cinque consigli librosi abbinati ai film di Tim Burton, regista che ho sempre apprezzato ma che adoro per The Nightmanre Before Christmas film per me più natalizio 😆. Sotto trovate dei link a tre autori di storie horror che secondo me meritano tanto di esser letti e infine qualche consiglio per la visione di qualcosa di "horrorifico". Spero possa piacere, io mi sono divertita molto a scriverlo e a ricercare libri, film, gif e consigli!💀

👻🎃...This is Halloween...💀🦇

The Nightmare Before Christmas

Adoro questo film. Nonostante parli del paese di Halloween l'ho sempre trovata una storia più adatta al Natale (infatti per me è tradizione vederlo alla vigilia). Oggi ve la propongo in particolare per la persona, o scheletro, di Jack. Lui è un sognatore, un po' visionario. Vuole uscire dagli schemi. Nel farlo però non si rende conto che lui è già qualcuno. E' già importante. Lui è Halloween. Lui è il pilastro di quel mondo. Ma come sempre capita, per rendersene conto bisogna toccare il fondo.

https://www.vivereinunlibro.it/2019/09/recensione-illusioni-le-avventure-di-un.html

Il libro che associo a questo film è Illusioni di Richard Bach. Un romanzo molto particolare, che dona consapevolezza e fiducia in se stessi. Proprio come Jack il protagonista che perde se stesso per poi ritrovarsi alla fine.

Frankenweenie

E' un altro bel film di Tim Burton in cui un ragazzino con la passione per la scienza riporta in vita il suo amico a quattro zampe creando così un effetto a catena nei suoi compagni di classe. Una parodia di Frankenstein in bianco e nero che adoro guardare la notte di Ognissanti.

https://www.vivereinunlibro.it/2019/09/recensione-la-scrittrice-del-mistero-di.html

Il libro a cui ho pensato quando questo film è La scrittrice del mistero di Alice Basso. Il tema fulcro del film è l'amicizia e anche in questo romanzo trovo che la protagonista Vani sia sempre più legata alla sua cricca di amici di varie età. E' una serie strepitosa che consiglio!

La sposa cadavere


La sposa cadavere insieme a Frankenweenie è il film per eccellenza di Halloween. Nonostante le canzoni non siano all'altezza del suo predecessore The Nightmare Before Christmas, la trama è carina e richiama sicuramente un'atmosfera molto dark.
 
https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEgD-F-DG_1YUVtZ-FvT9wVjVdAVP-PEnHdHv5GdCez1CxKAQ1kQv0GemQU7_EWY1BfQ1yBJBq8lotB0bXD8aw2NTl0h3IHEsuxV4tJIPOAB1liTlmyWKbaBpnfGBQM5_xIK_BHSf2poR-Rk/s320/illuminae.jpg
Per la Sposa Cadavere ho pensato a Illuminae di Amie Kaufmann e Jay Kristoff. Primo romanzo della trilogia omonima che racconta di una storia d'amore travagliata all'interno di navi spaziali e con la minaccia continua della morte che aleggia non solo sui protagonisti ma sull'intero equipaggio. Ho adorato ogni parola e ogni disegno, ed ora è introvabile 😭. Ma non demordo prima o poi sarà mio!

Beetle Juice
E' stato il primo film che ho visto di Tim Burton. Ancora adesso non posso non ridere delle interpretazioni, della storia fuori dal comune e del delirio che percorre l'intero film.

https://www.vivereinunlibro.it/2019/05/recensione-guida-galattica-per-gli.html
Per il Beetle Juice ho scelto Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams. Come deliri ci siamo e la storia letta per la prima volta quest'anno mi ha davvero conquistata.

Il mistero di Sleepy Hollow
Un altro film che ho sempre adorato è la storia del cavaliere senza testa. L'interpretazione di Christina Ricci e Johnny Depp è magistrale. E' un film perfetto per questo periodo, con la giusta dose di ironia e paura. Anzi visto che è un po' che non lo vedo in questi giorni di ponte recupero.

https://www.vivereinunlibro.it/2018/05/recensione-abbiamo-sempre-vissuto-nel.html
Infine Sleepy Hollow si sposava bene con Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson. Primo libro letto di questa autrice e amato alla follia, non solo le atmosfere descritte ma anche per la storia che è stata un crescendo di curiosità con quel pizzico di follia che si ritrova anche in Sleepy Hollow.

Vi lascio anche i link di tre autori italiani d'horror d'eccezione. Ho letto molti loro lavori e se siete amanti del genere non potrete di certo perderveli!

Pierluigi Curcio: Ordinary Man,  Dunnottar, Draculea, L'ombra di Hellequin
Massimo Jr D'Auria: Nero N.9, Dissonanze, Espiazione. Eterno Ritorno
Violet Nightfall: Hellsgate Chronicles, Victor. L'inganno del destino, cHannibal, Zombie a vista


Come film horror quest'anno consiglio film ispirati ai romanzi di King: IT parte due (se avete visto la prima), 1922 e Nell'erba alta ispirati a due racconti sempre di King e infine anche la ri-visione di Shining vista l'uscita del sequel Doctor Sleep.


Anche per quest'anno è tutto, vi auguro di passare questa serata nel migliore dei modi, che sia tradizione o semplicemente vi piaccia onorarla, che sia di relax o di festeggiamenti!

Buon Halloween!

mercoledì 30 ottobre 2019

Recensione: L'incubo di Hill House di Shirley Jackson

Buona sera lettori! E nella giornata prima di Ognissanti mi ritrovo a recensire un altro romanzo di Shirley Jackson, L'incubo di Hill House...

L'incubo di Hill House
Shirley Jackson
Monica Pareschi
Adelphi
233
6,99
12,00
3 giugno 2016

#incipit#

Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice - e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. A tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo fornisce una risposta. Non è infatti la fragile e indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, prolungando l'esperimento paranormale in cui l'ha coinvolta l'inquietante professor Montague. È la Casa - con le sue torrette buie, le sue porte che sembrano aprirsi da sole - a scegliere, per sempre, Eleanor Vance.

Ho capito una cosa, difficilmente un libro riesce a impaurirmi. Sarà che fin da piccola ho masticato pane e horror, sarà che anche King non riesce a terrorizzarmi ma solo a disgustarmi in certe sue parti splatter come in Il gioco di Gerald, sarà che forse sono assuefatta? Ad ogni modo L'incubo di Hill House mi è piaciuto ma non mi ha ansiato. Sotto questo punto di vista ho preferito di gran lunga Abbiamo sempre vissuto nel castello. Ma torniamo alla storia in questione. In breve ci troviamo assieme a un gruppo mal assortito di personaggi che vivono in questa casa che pare infestata da presenze, e loro sono li per studiare la situazione e certificarne l'infestazione. Ovviamente le presenze infestanti hanno effetti diversi sui vari personaggi che si trovano spesso spinti al delirio fin quasi alla follia. Non voglio raccontare nulla di quello che accade, la scrittura della Jackson sempre chiara ed evocativa ci fa proprio vivere e condividere gioie e paure dei nostri protagonisti, in particolare di Eleonor la più indifesa e forse per questo più suscettibile al paranormale. Da questo romanzo prendono ispirazione diversi film l, ma la serie tv uscita quest'anno è quella che più mi ha ricordato la vicenda scritta, non solo per l'azzeccato gioco di nomi e ruoli, ma anche per il crescente pathos creato. Nel libro è tutto abbastanza lineare e nonostante non sapessi dove la Jackson sarebbe voluta andare a concludere la storia, sono rimasta incollata alle pagine gustandomi ogni snocciolamento psicologico dei personaggi. Ora non mi resta che proseguire la lettura delle sue strepitose e ispiratrici storie.

Buona lettura!

lunedì 28 ottobre 2019

Incipit: L'incubo di Hill House

Buon pomeriggio lettori! Il mio salva lunedì è rappresentato dagli incipit dei romanzi letti o in lettura che sono prossima a recensire e mi permettono sempre di ripensare a quello che ho vissuto durante la lettura e danno sempre un valore aggiunto anche dopo che è passato del tempo. Oggi vi lascio in compagnia di Shirley Jackson con L'incubo di Hill House da cui è stata tratta una serie tv e il film Haunting Presenze.

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Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant'anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola.


Il professor John Montague, laureato in antropologia, aveva preso il dottorato con l'oscura sensazione che in quel campo si sarebbe avvicinato il più possibile alla sua vocazione autentica, l'analisi dei fenomeni paranormali. Teneva al suo titolo poiché, non avendo le sue indagini alcunché di scientifico, sperava gli conferisse un'aura di rispettabilità e perfino di autorità accademica. Non essendo il tipo del questuante, affittare Hill House per tre mesi gli era costato parecchio, in danaro e in orgoglio; ma contava che lo scalpore suscitato da uno studio decisivo sulle cause e gli effetti delle interferenze paranormali in una casa che aveva fama di essere «stregata» l'avrebbe ampiamente ripagato delle sue fatiche. Per tutta la vita aveva cercato una casa che lo fosse davvero. Quando aveva avuto notizia di Hill House era stato dapprima scettico, poi speranzoso, e infine risoluto; non era uomo da lasciarsi sfuggire una casa del genere.


Le intenzioni del professor Montague riguardo Hill House si ispiravano ai metodi degli intrepidi cacciatori di fantasmi ottocenteschi; avrebbe visto che cosa succedeva in quella casa vivendoci dentro. Era sua intenzione, da principio, seguire l'esempio dell'anonima Lady che nel 1897 si era trasferita a Bellechin House e per tutta l'estate aveva intrattenuto scettici ed entusiasti con divertimenti straordinari come partite a croquet e battute di caccia ai fantasmi. Ma scettici, entusiasmi, e bravi giocatori di croquet non sono facili da trovare al giorno d'oggi, e il professor Montague fu costretto ad assumere degli assistenti. Forse la vita vittoriana, più rilassata, si prestava meglio ai meccanismi dell'indagine sul paranormale, o forse la documentazione scrupolosa dei fenomeni per stabilire la realtà è un metodo in gran parte tramontato; ad ogni modo, il professor Mongague non solo fu costretto ad assumere degli assistenti, ma dovette anche trovarli.


Poiché si riteneva una persona prudente e coscienziosa, impiegò nella ricerca una quantità notevole di tempo. Setacciò gli archivi delle società di parapsicologia, gli indirizzari delle riviste del settore, i resoconti degli studiosi, e mise insieme una lista di persone a cui in un modo o nell'altro, in un momento o nell'altro, non importa quanto fugacemente o ambiguamente, erano capitate esperienze fuori dal normale. Dalla lista cominciò con l'eliminare i morti. Quando ebbe poi depennato le persone che gli sembravano in cerca di pubblicità, o troppo poco intelligenti, o inadeguate per via di una chiara tendenza al protagonismo, si ritrovò con una dozzina di nomi. Ciascuna di queste persone, quindi, ricevette una lettera dal professore, che le invitava a passare tutta o una parte dell'estate in una comoda casa di campagna, vecchia ma perfettamente attrezzata, con tanto di bagni, elettricità, riscaldamento centrale e materassi puliti. Lo scopo del loro soggiorno, spiegavano le lettere, era di osservare, e di approfondire le varie storie raccapriccianti che erano circolate sulla casa per quasi tutti gli ottant'anni della sua esistenza. Le lettere del professor Montague non dicevano apertamente che a Hill House c'erano i fantasmi: il professore era un uomo di scienza e si sarebbe guardato bene dal cantar vittoria finché non avesse avuto prova di un vero fenomeno paranormale a Hill House. Di conseguenza le sue lettere avevano una certa ambigua dignità, intesa a far presa sull'immaginazione di un tipo di destinatario davvero speciale. Alla sua dozzina di lettere il professor Montague ottenne quattro risposte, perché gli altri sette o otto candidati si erano presumibilmente trasferiti senza lasciare un indirizzo, o forse avevano perso interesse per il soprannaturale, o addirittura non erano mai esistiti. Ai quattro che risposero, il professore scrisse di nuovo, fissando il giorno preciso in cui la casa sarebbe stata da considerarsi ufficialmente pronta per essere occupata, e includendo istruzioni dettagliate per raggiungerla: come fu costretto a spiegare, era difficilissimo farsi dare delle indicazioni, sopratutto da parte della comunità rurale che circondava la casa. Il giorno prima della partenza, il professore si lasciò persuadere ad accogliere nella sua ristretta cerchia un membro della famiglia proprietaria di Hill House; e arrivò anche un telegramma da uno dei candidati, che si tirava indietro con una scusa palesemente inventata. Un altro non si presentò né scrisse, forse a causa di qualche impellente problema personale. Gli altri due vennero.

Buona lettura!

venerdì 25 ottobre 2019

Recensione: The Sinner. La Peccatrice di Petra Hammesfahr

Buongiorno e buon venerdì lettori! Oggi, dopo l'incipit presentato lunedì, voglio parlarvi approfonditamente di The Sinner, un thriller psicologico che mi aveva incuriosita a causa della particolare trama che mostra la protagonista Cora intenta a uccidere un uomo sconosciuto mentre si trovava in gita al lago con marito e figlio. Da questo libro è stata tratta la serie tv omonima e antologica che sto guardando in questi giorni.

The Sinner. La peccatrice
Petra Hammesfahr
Sara Congregati
Giunti
448
9,99
19,00
7 febbraio 2018

E' un afoso pomeriggio di luglio quando Cora Bender, insieme al marito Gereon e al figlio di due anni, arriva sulla spiaggia affollata di un grande lago fuori città. Un sabato qualunque, una famiglia qualunque: una coperta, un cestino da picnic, qualche giocattolo; lui seduto su una sdraio a prendere il sole, lei che sbuccia una mela al bambino. Finché Cora non sente quella musica vibrare nelle orecchie. Si volta, e alle sue spalle vede un gruppo di ragazzi con lo stereo acceso. Il ritmo dei bassi martella nelle sue tempie, sempre più assordante, mentre un giovane dai capelli neri si sdraia sulla sua ragazza baciandola con passione. E' solo un attimo, Cora si alza all'improvviso, il coltello in mano, e si getta su di lui: una pugnalata alla nuca, e quando lui si gira tentando di fermarla, lei lo colpisce ancora. E ancora. Finché Gereon, ripresosi dallo shock che lo ha quasi paralizzato, riesce a strappare via il coltello alla moglie e a bloccarla a terra, tra le grida di orrore dei bagnanti. Quando il commissario Rudolf Grovian la mette sotto interrogatorio, Cora ha una sola risposta: ''Non lo so''. Ma perché una giovane madre dovrebbe uccidere un perfetto sconosciuto con cinque pugnalate, davanti agli occhi atterriti di decine di persone? Si tratta davvero di un inspiegabile raptus di follia, o c'è dell’altro? Turbato e affascinato da questa donna fragile e inquietante, Grovian decide di scavare nel passato di Cora. Quello che ne emerge è sconcertante: una madre ossessionata dalla religione e dal peccato; una sorella malata che sfrutta i suoi sensi di colpa per manipolarla... Ma forse non è tutto. Perché Grovian è convinto che le profonde cicatrici che segnano la fronte e le braccia di Cora non siano le uniche che porta addosso.

Se si legge la trama si capiscono già molte cose. Cora dopo quel raptus in cui la sua mente si è spenta e il suo corpo ha agito istintivo verso quel ragazzo che apparentemente non conosce, stimolata dalla musica rock che evidentemente le risveglia qualcosa di negativo, si ritrova con un cadavere sul groppone, un ospedale psichiatrico pronto ad accoglierla e un detective interessato a capire il motivo del suo brutale gesto. Ed è così che attraverso i flashback ripercorriamo la vita di Cora, dalla sua nascita in una famiglia che la colpevolizza, con una madre fanatica religiosa e una sorella gravemente malata che riesce quindi a  manipolarla. Veniamo quindi catapultati nei deliri di Cora, un mix tra bugie e verità in cui il commissario Grovian tenterà di sbrogliare il caso e la sua (ma anche la nostra) curiosità. Ho letto diversi pareri contrastanti su questo romanzo. Io mi colloco esattamente a metà, la storia è intrigante, in parte originale e ricca di colpi di scena ma allo stesso tempo la parte centrale risulta un filino piatta e noiosa a tratti. Mi ha spinta ad andare avanti e a terminare la lettura, la voglia di sapere di più sulla vita di Cora e sulla sua famiglia. Ammetto però che in alcuni punti del colloquio con il commissario ho rischiato di annoiarmi. Nonostante ciò trovo che sia stata comunque una lettura degna della sezione thriller che mi ha permesso di trascorrere del tempo piacevole oltre ad avermi incuriosito.

Buona lettura!