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mercoledì 2 ottobre 2019

Recensione: The Elite di Kiera Cass - The Selection #2

Buona sera lettori! E' arrivato il momento di parlare del secondo romanzo della serie The Selection prestatomi dalla Jem. Ebbene copertine bellissime nascondono un contenuto a volte imbarazzante. Distopico, Steampunk o un'accozzaglia di altri romanzi?

The Elite
The Selection #2
Kiera Cass
Anna Carbone
Sperling & Kupfer
297
6,99
17,90
28 gennaio 2014
#incipit#

Dopo le prime, durissime prove della Selezione, a Palazzo sono rimaste solo sei ragazze. Una di loro sposerà il principe Maxon e conquisterà la corona. America Singer è la favorita, eppure non è felice. Il suo cuore, infatti, è diviso tra l’amore per Maxon e quello per Aspen, l’amico di infanzia. Insieme al principe, America può vivere la favola che ha sempre sognato. Ma è davvero ciò che vuole? Confusa, chiede tempo per riflettere e si allontana da Maxon... Una decisione che potrebbe costarle molto cara. Perché nel frattempo la Selezione continua, più feroce che mai.


In questo secondo romanzo siamo un po' statici rispetto alla storia precedente. Se nel primo volume c'era da inquadrare la storia, i protagonisti e la situazione, qui è già tutto bello che definito e di cose degne di nota ne accadono poche..diciamo due. America, la protagonista è rimasta tra l'elite a palazzo. Le ultime sei ragazze che devono contendersi il principe Maxton. Ma lei ha anche il suo angelo custode, il valoroso Aspen pronto a soccorrerla sempre e che non riesce a lasciare andare. Quindi ecco ripresentarsi il triangolo amoroso che tanto andava di moda quando uscì questa serie. Anche se intendiamoci non è che America mi sembra particolarmente presa dall'uno o dall'altro. Troppo giovane per ricoprire cariche governative, sia lei che il principe mi sono sembrati inadeguati alla situazione. Ad ogni modo il termine di questo romanzo non apporta nulla di nuovo. Parliamo dell'ambientazione. Prendete Hunger Games, togliete tutta la parte crudele e metteteci degli unicorni. Avrete quindi questa trio/quintologia. Scopriamo qualcosa in più sui due tipi di ribelli che attaccano e penetrano nel palazzo reale ripetute volte deturpando, uccidendo, derubando e costringendo tutti a nascondersi nelle numerose stanze di sicurezza. Meno male che l'autrice ogni tanto faceva emergere un po' di lato combattivo, di ribellione alle ingiustizie e con inventiva della protagonista altrimenti proprio non avrei sopportato tutto quel piagnucolare tra frizzi e merletti. Purtroppo ho capito troppo tardi che questa serie non sarebbe stata adatta alla sottoscritta. Ma oramai ci sono dentro e terminarla diventa la mia sfida. Un vero peccato perché come spesso accade mi rendo conto che c'è del potenziale mal sviluppato e probabilmente un po' troppo scopiazzato alla bell'e meglio.

Buona lettura!

martedì 1 ottobre 2019

Incipit: The Selection

Buon pomeriggio lettori! Questa settimana vorrei dedicarla alla saga di Kiera Cass, autrice di The Selection, un distopico che prende tantissimo spunto dagli Hunger Games. Oggi trovate l'incipit del primo romanzo, The Selection appunto e nei prossimi giorni le recensioni dei sequel The Elite e The One. QUI invece trovate la recensione del primo romanzo.

Uno

QUANDO trovò la busta nella cassetta delle lettere, mia madre quasi svenne dalla felicità: ecco la fine dei nostri problemi! Purtroppo non aveva tenuto conto di un grosso ostacolo alla realizzazione del suo brillante piano: io. Di solito non sono una figlia particolarmente disobbediente, ma sta volta lei aveva esagerato.

Io non desideravo entrare a far parte della famiglia reale, essere una Uno. Non volevo nemmeno provarci! A proposito, dovete sapere che nel nostro Paese la popolazione è divisa in caste numerate dall'Uno all'Otto. Essere una Uno significa essere una nobile.

Andai a rifugiarmi in camera per sfuggire alle chiacchiere dei miei famigliari, cercando qualche argomento in grado di convincere la mamma a rinunciare. Certo, ci avevo già pensato su, e di buoni motivi ne avevo trovati un sacco...ma nemmeno uno che lei potesse anche lontanamente prendere in considerazione.

Comunque non potevo evitarla ancora per molto, dato che era quasi ora di cena, ed essendo la figlia più grande rimasta in casa mi toccava cucinare. Mi trascinai fuori dal letto, pronta a entrare nella fossa dei leoni.

La mamma mi diede un'occhiataccia, ma non spiccicò parola. Nessuna di noi due aprì la bocca mentre preparavamo pollo, pasta e spicchi di mela e apparecchiavamo la tavola per cinque. Se alzavo gli occhi la beccavo che mi lanciava sguardi assassini per farmi sentire in colpa e convincermi così ad accettare le sue decisioni. Usava questa tattica anche quando rifiutavo un certo lavoro perché sapevo che la famiglia che ci avrebbe ospitate era troppo scortese, oppure quando pretendeva che facessi io le grandi pulizie se non potevamo permetterci di pagare un Sei come aiuto domestico. A volte funzionava e a volte no. Bé, quelle era una delle volte in cui ero irremovibile.

Lei non mi sopportava, quando ero così ostinata. Non avrebbe dovuto stupirsi, dato che avevo preso da lei. E comunque anche la mamma ci metteva del suo: negli ultimi tempi era parecchio nervosa perché l'estate stava finendo e presto sarebbero arrivati il freddo...e le difficoltà.

Mise in tavola la teiera con un gesto nervoso. Il pensiero del tè al limone mi fece venire l'acquolina in bocca, ma avrei dovuto aspettare: era uno spreco berlo subito e poi essere costretta ad accontentarmi dell'acqua durante il pasto.

«Cosa ti costa compilare il modulo?» sbottò dopo un po', quando proprio non riuscì più a trattenersi. «La Selezione potrebbe essere una splendida opportunità, per te...per tutti noi!»

Sospirai forte: per me compilare quel modulo era più o meno come andare al patibolo.

Tutti sapevano che gli assalti al Palazzo da parte dei ribelli che combattevano Illéa, il nostro grande e relativamente giovane Paese, erano sempre più frequenti e brutali. Li avevamo già visti in azione nella nostra provincia, la Carolina, dove avevano incendiato la casa di un magistrato e distrutto la macchina di alcuni Due. Avevano organizzato persino un'evasione in grande stile, ma siccome avevano liberato soltato una ragazzina che si era fatta mettere incinta e un Sette padre di nove figli, quella volta non potei fare a meno di pensare che fossero dalla parte del giusto.

Ma, a parte i potenziali pericoli, alla sola idea della Selezione mi veniva da piangere. Sorrisi, riflettendo sul vero motivo per cui volevo rimanere esattamente dov'ero.

«Questi ultimi anni sono stati molto duri, per tuo padre», sibilò ancora la mamma. «Se hai un briciolo di compassione, pensa a lui.»

Papà. Giusto. Volevo aiutarlo, davvero. E anche May e Gerard. E perfino mia madre. Certo, la situazione era tutt'altro che rosea: era troppo tempo che in casa nostra si tirava la cinghia. Mi chiedevo se un po' di soldi avrebbero potuto migliorare le cose facendo ritrovare l'ottimismo a papà.

Non che fossimo poveri...Ma la nostra casta era solo a tre gradini dal fono. Eravamo artisti, noi, e gli artisti e i musicisti clasici, nella stragrande maggioranza dei casi, erano considerati poco più che spazzatura. Le nostre entrate erano ridottissime e dipendevano in larga misura dal mutare delle stagioni.

Ho letto in un vecchio libro di storia che, un tempo, tutte le principali festività erano concentrate nei mesi invernali. Tipo, c'era una cosa chiamata Halloween, seguita dal Ringraziamento e poi da Natale e Capodanno. Una dietro l'altra.

Natale c'era ancora. Non è che si può cmbiare la data di nascita di una divinità, giusto? Però, da quando Illéa aveva stipulato l'importante trattato di pace con la Cina, il Capodanno cambiava a seconda della Luna e poteva essere a gennaio o febbraio. Tutte le feste che ricordavano l'indipendenza nella nostra parte del mondo si erano ridotte alla Festa della Riconoscenza, che cadeva d'estate e celebrava la nascita di Illéa, il fatto di essere ancora qui.

Halloween invece non si sapeva che fine avesse fatto.


Buona lettura!

sabato 28 settembre 2019

I♥tvserie: Workin' Moms, Riverdale, Black Mirror e Z Nation

Buon sabato lettori! Mantenedo la promessa mi appresto a raccontarvi qualcosa su quattro serie tv. Due delle quali mi hanno entusiasmato mentre altre due sono state mezze delusioni. Ora sono un po' a corto di serie divertenti/comedy, se avete qualche consiglio scrivetemi che necessito di distrazioni più frivole!

Workin'Moms - stagione 1-2
Ho scoperto per caso questa serie che mi veniva proposta su Netflix. Spinta dalla voglia di vedere qualcosa di leggero sono partita a raffica con la prima stagione. Venti minuti a puntata e in corso di visione ho pure tirato dentro mio marito che si è appassionato come me alle disavventure di queste donne straordinarie. La vita di queste mamme che tornano alla vita lavorativa dopo un parto, primo o secondo figlio che sia. Ognuna di loro affronta una tematica del diventare madre. La depressione post parto. Il ricominciare il lavoro che tanto ami, in cui sei una boss e sopratutto che ti dà tante soddisfazioni, il rimanere nuovamente troppo presto incinta, il non essere pronta (e averlo capito troppo tardi) a ricoprire il ruolo di mamma..e così via. Snocciola ogni lato di questa bellissima ma anche molto difficile realtà. Anche dal punto di vista paterno s'intende. La seconda stagione vede infatti l'allargarsi del gruppo a un padre single. E niente bruciata in velocità anche la visione di questa seconda stagione che ci lascia con un cliffhanger che è riuscito a strapparmi lacrime amare.

Riverdale - stagione 1-2
È stata una piacevolissima scoperta fatta a seguito della visione delle avventure di Sabrina. Infatti pare proprio che Greendale (ambientazione di Sabrina) e Riverdale siano cittadine confinanti. Quindi con l'idea che prima o poi ci sarebbe stato un crossover ho deciso di anticipare i tempi e guardarmi le prime due stagioni. Ho scoperto anche che la serie si ispira ai fumetti di Archie e i personaggi sono ben ricalcati. Ad ogni modo, non c'è nulla di soprannaturale per ora. I quattro protagonisti si troveranno a fare i conti con una serie di misteri personali e uno generale per l'intera stagione (alla Pretty Little Liars per intenderci). Se pensavo di annoiarmi mi sbagliavo di grosso, ho macinato puntate su puntate e alla fine ero pure dispiaciuta che la terza stagione non fosse già su Netflix. L'ho adorata. Mi erano mancati quei drammi non poi tanto giovanili quanto le ambientazioni oscure e ricche di suspense (un po' come i vampiri di Mystic Falls). E niente che ci volete fare ogni tanto ho bisogno di qualche serie godereccia che mi fa tornare ragazzina e fangirlare a squarciagola. 

Black Mirror - stagione 5 - Bandersnach
È stata una delusione. Tre episodi sotto tono. Che abbiano investito più sui protagonisti famosi che sulla reale trama? In ogni caso il primo episodio non mi è totalmente dispiaciuto, l'idea del rapitore chiuso in macchina che tenta a tutti i costi di parlare con una multinazionale ha fatto sicuramente breccia in molti spettatori. Il secondo invece, che mette insieme realtà virtuale, fuga dalla vita vera e amore mi ha in parte commosso in parte messo tristezza. Infine l'ultimo episodio è stato sicuramente un flop totale. La bambolina con la coscienza si era già vista in un episodio precedente e la storia in sé non si reggeva gran che in piedi. Vorrei anche fare una menzione al tanto discusso Bandersnatch, il film interattivo di Black Mirror. Finali strampalati a parte, ammetto che mi ha parecchio incuriosito. Il problema però sta nel fatto di non avermi scioccato a sufficienza, come trama intendo. Se torno indietro con i ricordi e ripercorro le prime puntate della serie ho ancora i brividi. Oramai credo che i creatori di questa serie antologica nata come un fenomeno che spiattellava l'orrore della troppa ed esagerata tecnologia abbia detto tutto quello che aveva da dire.

Z Nation - stagione 1-4
Mi sono accorta di non aver mai parlato di Z Nation. Male malissimo perché gli amanti del genere purtroppo l'avranno già vista e invece è mio dovere mettere in guardia chi ancora non si è approcciato a questa terribile trash e scandalosa serie tv che tenta di ricalcare con humor nero il longevo The Walking Dead. La trama è la classica dei film di genere zombie. Il mondo è finito travolto da una malattia che trasforma le persone defunte in zombie gli Zeta. Un gruppo di sopravvissuti tenta di portare l'unico superstite immune ai morsi e alla trasformazione, Murphy verso un centro di ricerca che avrebbe dovuto creare un vaccino per il restante della popolazione vivente. Se non chè in quattro stagioni ne capitano di ogni, persino un neonato zombie. Non nego che in più occasioni ho faticato a proseguirne la visione. Puntate assurde e sconclusionate, personaggi che si ripresentano in varie vesti e assurdi gruppi nemici che fanno sempre la medesima fine. Devo però ahimè ammettere di essermi affezionata al gruppo storico e oramai, arrivata fin qui voglio proprio sapere dove andrà a concludersi questa insensata serie. 

Buona visione!

venerdì 27 settembre 2019

Recensione: Pet Sematary di Stephen King

Buongiorno lettori! Questa settimana ho riscontrato problemi di auto cancellazioni e quindi ho dovuto ritrovare l'ispirazione per riscrivere da zero la recensione di oggi. Inutile dire che ora salvo ogni riga che scrivo. O uso evernote come un amico saggio mi ha suggerito. Tornando a noi oggi si parla di cimiteri, animali e follia o forse magia nera...

Pet Sematary
Stephen King

Hilia Brinis
Sperling & Kupfer
432

13,99 ebook
10,99 pickwick
19,90 cartonato
1983-2019
#incipit

Il dottor Louis Creed ha appena accettato l'incarico di direttore sanitario dell'Università del Maine, e con un certo entusiasmo: posizione di prestigio, magnifica villa di campagna dove Eileen e Gage, i suoi bambini, possono crescere tranquilli, vicini gentili e generosi in una cittadina idilliaca lontana dal caos metropolitano. Persino Winston Churchill, detto Church, il loro pigro e inseparabile gattone, sembra subito godere dei vantaggi della nuova situazione. Ben presto, però, la serena esistenza dei Creed viene sconvolta da una serie di episodi inquietanti: piccoli incidenti inspiegabili che coinvolgono i bambini, pericolosi e giganteschi camion che sfrecciano sulla superstrada proprio sotto casa Creed, incontri diabolicamente sorprendenti e, soprattutto, sogni. Sogni oscuri e terribilmente realistici che perseguitano Louis da quando ha visitato il Pet Sematary, il cimitero dove i ragazzi di Ludlow seppelliscono da sempre i loro animali domestici. Ufficialmente. Perché oltre quella radura, nascosto tra gli alberi, c'è un altro terreno di sepoltura, ben più terrificante. Un luogo carico di presagi e di richiami, spaventosi quanto irresistibili, provenienti da un altro mondo. Un luogo dove al dottor Creed toccherà una scoperta raggelante: a volte è meglio essere morti...

King ha scritto moltissimi romanzi conosciuti e non, vi invito a visitare la pagina di goodreads per poter accedere all'intera collezione. Per quanto mi riguarda ho letto: Colorado Kid (da cui è stata ispirata la serie tv Haven), Mucchio d'ossa, Il gioco di Gerald (film 2018), Misery (film 1990), Tutto è fatidico: 14 storie nere (contiene il racconto 1408 film 2007), IT (film 1990 e 2017), e Ossessione (introvabile) e Pet Sematary (film 2019). Mi piacerebbe leggere in tempi brevi Shining (film 1980) e Doctor Sleep, Carrie (1947 e 2013), Il miglio verde (film 1999), Cell (film 2016) e tutte le raccolte di racconti. Poi vedremo... ;)

Con King mi ritrovo sempre ad avere un rapporto di amore e odio. In particolare non sono fan delle sue prolisse descrizioni A VOLTE INUTILI e spesso i suoi finali mi lasciano un po' basita. Ho letto alcuni dei suoi romanzi senza un ordine specifico e ho affrontato il pericoloso IT in tutte le sue 1200 pagine. Ora era venuto il turno de Il cimitero degli animali da cui è stato tratto un orrido film sbagliato sotto ogni punto di vista. Dalla trama si evince che la storia per nulla originale racconta di una famiglia, i Creed, che si trasferiscono a Ludlow perché Louis, il capofamiglia, viene assunto come direttore sanitario all'università. Un incidente che capita a un ragazzo del campus porterà Louis e noi lettori a vivere con una certa inquietudine l'intero romanzo. Un romanzo in cui, capitoli finali a parte, NON SUCCEDE NULLA. Mi rendo conto che sembra che questa recensione sia disarmonica con il punteggio assegnato in alto, ma lasciate che vi spieghi cosa intendo. Non succede nulla d'accordo, è tutto abbastanza lineare ma ad ogni pagina si accresce l'ansia che debba accadere qualcosa. Un'agitazione pressante che diventa quasi insopportabile oltre la metà e che prosegue anche nel finale. Mi ha tenuto sulle spine, mi ha obbligato ad andare avanti divorando ogni riga per raggiungere il culmine che sembrava non arrivare mai. È qui che sta l'estro del maestro. In una semplice storia, dal prevedibile finale e dallo svolgimento senza colpi di scena ci ritroviamo posseduti da una trepidante inquietudine. Apprensione che mi ritrovo ad avere ancora adesso. L'intero libro è incentrato sul concetto di morte e di come l'essere umano reagisca in modi differenti e di come anche quello più razionale davanti a qualcosa di terribile e inspiegabile possa perdere il senno arrivando alla follia pura. Questo ha contribuito senza dubbio a creare quell'angoscia condivisa dal lettore e dalla famiglia Creed. Segnalo una curiosità che mi ha fatto sorridere. All'inzio del romanzo, quando King ci spiega dove si trovi Ludlow, la città in cui i Creed traslocano, nomina due cittadine vicine: la prima è la oramai famosissima Derry (IT) e la seconda è Haven (Colorado Kid). Da qui si spiegano tutta una serie di "stranezze" presenti nel romanzo riconducibili senza indugio alla storia di IT e al luogo di incubazione SEPOLTURA dello stesso essere sovrannaturale. Sono queste le particolarità che rendono i romanzi del RE irrinunciabili. Infine una nota per la parte horror del libro. Non ho trovato particolari cose spaventevoli ma io essendo veterana del genere difficilmente mi lascio intimorire. Ripeto però che non sono rimasta indifferente all'ansia che aleggia nel romanzo e conto di crogiolarmici ancora per un po'.

PS I bambini della cover/locandina del film non c'entrano nulla. Mettere una bella visione di un cimitero sarebbe stata più azzeccata.

Buona lettura!

lunedì 23 settembre 2019

Incipit: Pet Sematary

Buon pomeriggio lettori! E Buon autunno! Siete pronti a tirare fuori i plaid e le tazze di tisane/tè caldi? Questo lunedì ho deciso di condividere con voi l'incipit di Pet Sematary di Stephen King che ho oramai terminato di leggere e che posso affermare che col film non c'entra quasi nulla. Ma ve ne parlerò meglio mercoledì con la recensione dedicata. Nel frattempo per chi fosse incuriosito ecco il primo capitolo. :)

1

Louis Creed, che aveva perso il padre a tre anni e non aveva mai conosciuto i nonni, non si aspettava di trovare un padre quand'era ormai alle soglie della mezza età, eppure andò proprio così... sebbene egli chiamasse quell'uomo un amico, com'è logico che faccia un adulto quando l'incontro con l'uomo adatto a fargli da padre arriva relativamente tardi nella vita. Conobbe quell'uomo la sera in cui lui, sua moglie e i loro due bambini si trasferirono nella casa di Ludlow, una grande casa bianca dalle strutture in legno. Winston Churchill traslocò con loro. Church era il gatto della piccola Eileen.


Il comitato per le ricerche, all'università, si era mosso lentamente; trovare un alloggio che consentisse di fare il pendolare casa-ateneo era stato allucinante; quando finalmente furono in prossimità del punto dove lui era convinto che si trovasse la casa —i punti di riferimento sono tutti esatti...come i segni astrologici la notte prima dell'uccisione di Cesare, pensò morbosamente Louis —erano tutti stanchi, in tensione e con i nervi a fior di pelle. Gage stava mettendo i dentini e si lamentava quasi di continuo. Non voleva dormire, e Rachel aveva un bel cantare e ninnarlo. Arrivò perfino a offrirgli il seno, sebbene avesse ormai smesso di allattarlo. Gage, sul proprio svezzamento, la sapeva lunga quanto lei —di più, forse —e immediatamente la morsicò con i suoi dentini nuovi nuovi. Rachel, che ancora non era del tutto convinta su quel trasferimento nel Maine da Chicago, dove aveva sempre vissuto, scoppiò in pianto. Eileen, senza perdere tempo, la imitò. Nel retro della giardinetta, Church continuava ad aggirarsi, irrequieto, come aveva fatto nei tre giorni che avevano impiegato per arrivare fin lì da Chicago. I miagolii che mandava dalla sua cesta erano stati un tormento, ma quel suo incessante aggirarsi dopo che si erano arresi, alla fine, e l'avevano lasciato libero, era stato quasi altrettanto snervante.


Lo stesso Louis aveva una mezza voglia di piangere. Gli venne d'improvviso un'idea pazzesca, ma in fondo attraente: avrebbe proposto di tornare indietro fino a Bangor per mangiare qualcosa, in attesa che arrivasse il furgone con i mobili e, una volta scesi i suoi tre affetti più cari, avrebbe schiacciato l'acceleratore a tavoletta e sarebbe filato via a razzo, lasciando che il grosso carburatore della giardinetta ingurgitasse benzina super a go-go. Avrebbe fatto tutta una tirata verso sud fino a Orlando, in Florida, dove avrebbe cercato lavoro come medico a Disney World, sotto falso nome. Ma prima di imboccare l'autostrada —la vecchia e ampia 95, diretta a sud —si sarebbe fermato sul margine della carrozzabile per scaricare anche quel dannato gatto.


Aggirarono un'ultima curva e apparve la casa che soltanto lui aveva visto, fino a quel momento. Una volta ottenuta la certezza che l'incarico al-l'università del Maine era suo, era venuto lì in aereo per esaminare ciascuna delle sette possibilità che avevano preso in considerazione in base alle foto, e su quella era caduta la sua scelta: una grande e vecchia casa coloniale del New England (ma sistemata e rimodernata di recente: le spese di riscaldamento, sebbene paurose, non erano esagerate in termini di consumo), tre grandi stanze al piano terreno, altre quattro al piano superiore, una lunga tettoia che, con il tempo, poteva trasformarsi in altre stanze, il tutto circondato da un prato lussureggiante, rigogliosamente verde perfino in quel caldissimo agosto.


Dietro la casa c'era un vasto campo dove i bambini potevano giocare, e al di là del campo c'erano boschi che si stendevano quasi a perdita d'occhio. La proprietà confinava con terreni demaniali, aveva spiegato l'agente immobiliare, e non si prevedevano nuove costruzioni, almeno in un prossimo futuro. I superstiti della tribù degli indiani Micmac avevano avanzato pretese su quasi ottomila acri a Ludlow e nelle località a est di Ludlow, e la complicata vertenza, che coinvolgeva il governo federale oltre quello dello stato, poteva protrarsi fino al nuovo secolo.


Rachel smise bruscamente di piangere. Si tirò su. «È quella?» «Quella, sì», disse Louis. Era in apprensione, o per meglio dire, in ansia. Anzi, era terrorizzato. Aveva ipotecato dodici anni della loro vita per quella casa; prima che fosse del tutto pagata, Eileen avrebbe compiuto diciassette anni. Deglutì.

«Che ne dici?»
«Dico che è bella», fu il commento di Rachel, che gli tolse un gran peso dallo stomaco... e dalla mente. Lei diceva sul serio e lo si vedeva dal modo come guardava la casa mentre svoltavano nel viale asfaltato che girava tutt'attorno fino alla tettoia sul retro, passando in rassegna con gli occhi le finestre vuote, la fantasia già al lavoro su cose come le tende, le incerate per foderare gli armadietti e Dio sa cos'altro.
«Papà?» disse Ellie dal sedile dietro. Anche lei aveva smesso di piangere. Perfino Gage aveva finito di frignare. Louis assaporava quel silenzio.
«Cosa, cara?»
Incontrò gli occhi della piccola, castani sotto i capelli d'un biondo scuro, riflessi nello specchietto retrovisore. Stavano a loro volta esaminando la casa, il prato, il tetto di un'altra casa sulla sinistra, in distanza, e il grande campo che si stendeva fin dentro i boschi.
«È casa nostra?»
«Lo diventerà, tesoro», rispose lui.
«Urrà!» urlò lei, quasi sfondandogli un timpano. E Louis, che Ellie aveva a volte il potere di irritare terribilmente, capì che non gli importava affatto non posare neppure lo sguardo su Disney World, a Orlando.

Parcheggiò davanti alla tettoia e spense il motore dell'auto. Rimase solo il rombo del raffreddamento. Nel silenzio, che sembrava enorme dopo Chicago, e la congestione di State Street e del Loop, un uccello cantava dolcemente nel tardo pomeriggio.
«La nostra casa», mormorò Rachel, sempre guardandosi intorno.
«Casa», ripeté compiacente Gage, che lei teneva in grembo. Louis e Rachel si fissarono. Nello specchietto retrovisore gli occhi di Eileen si spalancarono.
«Hai...»
«Sbaglio o...»
«Ma era...»
Parlarono tutti insieme, poi risero tutti insieme. Gage non ci badò; continuava placidamente a succhiarsi il pollice. Diceva «mamma» da circa un mese, ormai, e aveva fatto uno o due tentativi di dire «paaa», o forse era solo un pio desiderio da parte di Louis.
Ma quella, vuoi per caso o per imitazione, era stata una parola intelligibile. Casa.
E quello fu il loro arrivo a Ludlow.


Buona lettura!

venerdì 20 settembre 2019

Recensione: Illusioni. Le avventure di un Messia riluttante di Richard Bach

Buongiorno lettori! Oggi proseguendo con le recensioni arretrate ho deciso che era arrivato il momento di parlare di Richard Bach. L'autore non mi è nuovo infatti lessi fin dalle elementari Il gabbiano Jonathan Livingston. Poi un mio collega mi prestò, ormai un annetto fa, questo suo romanzo che gli era particolarmente piaciuto. Inutile dire che come il precedente suo scritto anche questo si è scavato un posto nel mio cuore. Credo che a breve rileggerò anche Il gabbiano JL perché credo che un po' come il piccolo principe ogni tanto un reminder serve.

Illusioni. Le avventure di un Messia riluttante
Richard Bach

Bruno Oddera
Bur Rizzoli
148
9,00
1999

Donald Shimoda è davvero un'insolita creatura: possiede doni misteriosi e regala illusioni. Apparentemente è uguale a tutti gli altri, ma compie cose strane: guarisce paralitici, attraversa i muri, cammina sull'acqua, nuota nella terra, pilota un aeroplano che non consuma benzina, atterra su un francobollo... Per capire questo libro bisogna non aver paura di essere felici e di volare nel mondo sconfinato della fantasia e dell'immaginazione.

Tra i suoi numerosi scritti ricordo Il gabbiano Jonathan Livingston, un altro romanzo di formazione che apre la mente.

 
Donald Shimoda è un personaggio particolare, molti lo definirebbero un Messia, un'entità capace di fare miracoli. Richard lo incontra e insieme a noi iniziano un'avventura con i loro velivoli. Sorvolano cieli, portano persone a fare tour e si riposano nei grandi prati dove atterrano. Donald dispensando consigli e massime cerca di far capire a Richard che loro due sono simili e capaci di fare ogni cosa perché liberi. Così anche noi insieme a Richard ci ritroviamo a fare riflessioni che ci spingono a guardarci dentro e persino a migliorarci. E' un romanzo che apre la mente e il cuore. Nella sua brevità fa riflettere e ci porta a scoprire che niente è una coincidenza. Si legge d'un fiato e appena terminato si vorrebbe ricominciarlo per carpirne ancora qualcosa che sicuramente ci è sfuggito. A un certo punto Donald dona un libro a Richard e gli dice che quando non sa prendere una decisione basta lanciarlo in aria e all'atterraggio il romanzo sarà aperto sul consiglio adatto a quell'occasione. Il libro infatti è disseminato di massime che possono benissimo essere applicate a noi e alle nostre vite. E' un aiuto, dona consapevolezza e fiducia in se stessi. Bach riesce a entrarti nel cuore con le sue parole, i personaggi indimenticabili e le scene divertenti con significati profondi.

Buona lettura!

mercoledì 18 settembre 2019

Recensione: Wonder di RJ Palacio

Buongiorno lettori! Il romanzo di cui vi voglio parlare oggi è Wonder, la storia di August, un bambino nato con delle malformazioni al viso che nemmeno gli interventi chirurgici hanno saputo migliorare. Un libro che parla di diversità, bullismo, gentilezza e amore.

Wonder
RJ Palacio
Alessandra Orcese
Giunti
288
6,99

14,00
8 maggio 2013
#incipit#

Wonder è la storia di Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale, che, dopo anni passati protetto dalla sua famiglia per la prima volta affronta il mondo della scuola. Come sarà accettato dai compagni? Dagli insegnanti? Chi si siederà di fianco a lui nella mensa? Chi lo guarderà dritto negli occhi? E chi lo scruterà di nascosto facendo battute? Chi farà di tutto per non essere seduto vicino a lui? Chi sarà suo amico? Un protagonista sfortunato ma tenace, una famiglia meravigliosa, degli amici veri aiuteranno Augustus durante l'anno scolastico che finirà in modo trionfante per lui. Il bellissimo racconto di un bambino che trova il suo ruolo nel mondo. Il libro è diviso in otto parti, ciascuna raccontata da un personaggio e introdotta da una canzone (o da una citazione) che gli fa da sfondo e da colonna sonora, creando una polifonia di suoni, sentimenti ed emozioni.



Tra il film e la pubblicità che è stata fatta di questo romanzo, oltre che la trama assai esplicativa, c'è poco da riassumere. Non è nemmeno una storia originale nel senso che se ne sono viste parecchie di narrazioni sulla diversità o disabilità come per esempio Alla ricerca di Nemo. August ha un viso sfigurato ma non è un ragazzino disabile anzi, è intelligente e preparatissimo in chimica. Il problema fulcro del romanzo sono proprio gli sguardi indiscreti e spesso accompagnati da reazioni esagerate di persone che incontrano Auggie. E se gli adulti scivolano via con lo sguardo pensando di essere discreti, i bambini piangono o fanno domande dirette inconsapevoli se sono molto piccoli o cattive se sono già grandi. Conseguente al tema della diversità subentra il bullismo. Di chi si pensa sia più debole perché diverso e quindi meritevole di essere preso in giro con parole e azioni. Troppo spesso si sente di ragazzi che non accusano bene questi scherzi malati dei loro compagni e poco dopo si ritrovano a pensare al suicidio se non addirittura a eseguirlo. August però è un ragazzino forte. Ha alle spalle una famiglia protettiva che se da una parte l'ha preparato al mondo esterno dall'altra non ha fiducia che possa farcela. Il romanzo è narrato da diversi punti di vista e racconta il primo anno di scuola di August. Mostra le fragilità di tutti i personaggi a partire dallo stesso Auggie e della sorella Via (Olivia) che si sente trascurata dai genitori e dal mondo intero perché "giustamente" il suo fratellino ha più bisogno di aiuto. Questo libro è scritto molto semplicemente e nonostante come già detto la storia non sia "nuova" lascia comunque una serie di insegnamenti che se sei attento oltre ad aprire la mente a nuove prospettive ti ricordano che la strada per essere una persona migliore è quella della gentilezza. A un certo punto si dice "se devi scegliere tra aver ragione e essere gentile, sii gentile". É difficile affrontare le differenze tra le persone. Non si sa mai come comportarsi. Se avessi incontrato io August probabilmente avrei distolto lo sguardo per non offenderlo ma così facendo avrei fatto bene? Mi sono interrogata spesso sul mio possibile atteggiamento e purtroppo ancora adesso non saprei dare una risposta corretta. E allora forse la gentilezza mi sarebbe venuta in soccorso. Perché se anche avessi distolto lo sguardo avrei comunque cercato di conoscerlo e parlandogli avrei scoperto che meravigliosa persona è. E come spesso accade, quando conosci una persona e ti ci trovi bene ogni suo difetto scompare lasciando spazio solo alla vostra amicizia. Un romanzo ricchissimo di contenuti, adatto ai giovani ma anche agli adulti. Un libro che sicuramente leggerò ai miei figli/nipoti per aprirgli la mente e insegnargli a essere sempre in ogni situazione un po' più gentili, per vivere meglio in questo mondo sempre più difficile.

Buona lettura!