giovedì 8 luglio 2021

Recensione Circe di Madeline Miller

Il libro di oggi è stata una lettura interessante che mi ha permesso di riscoprire la mitologia greca e ha donato umanità a una dea.

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l’ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l’astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell’Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov’è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare.

 

Circe - Madeline Miller (Marinella Magrì, Maria Grazia Ciani)
Mythology - Marsilio - 10 aprile 2018 - p.411 - €11,90 - €3,99
 
La mitologia greca mi ha sempre affascinato. Non ne sono una appassionata, ho letto stralci di Iliade e Odissea a scuola senza mai approfondire troppo. Circe la ricordo nel viaggio di Ulisse/Odisseo, vagamente come la maga che trasformava in porci i marinai CHE PORCI ERANO IN EFFETTI. Non mi dilungherò in discussioni su quanto quello raccontato dalla Miller sia vero o meno. Per quanto mi riguarda l'autrice ha preso la figura mitologica di Circe e ne ha raccontato la sua versione. Una versione molto dura, per la prima volta una dea invece di essere eretta su un piedistallo viene "abbassata" al livello mortale. La Miller descrive una Circe umana, una donna segnata dai pregiudizi, una di noi. Ce la racconta fin dalla nascita, rifiutata dalla madre, disprezzata dal padre per la sua apparente inutilità e schernita dai fratelli.

Una vita difficile per una dea, una vita difficile per chiunque, ma anche una forza pazzesca trasmessa in queste pagine a noi lettori. La fragilità e la passione di Circe le hanno permesso di vedere negli umani qualcosa di più, di apprezzare e quasi invidiare la loro breve ma intensa vita. Lei che secoli dopo secoli non cercava altro che la felicità.

Cosa non ho apprezzato pienamente? La lentezza della parte centrale del romanzo. Durante il suo esilio sull’isola di Eea mentre il lettore attendeva l'episodio più famoso che caratterizza la maga, le sue giornate sono state scandite da azioni ripetute e pensieri sul senso di vivere in eterno. Questi momenti in solitaria sull'isola li ho trovati un po' lunghi, sembrava proprio non passare mai. In realtà anche dopo che Odisseo è arrivato e si è fermato con lei sull’isola, anche quei momenti sono stati parecchio noiosi, ripetitivi ecco.

Ho trovato, invece, interessanti le storie parallele che si intrecciano con la vita di Circe, per esempio, la creazione del mostro di Scilla e la nascita del Minotauro, ma anche l’epilogo di Arianna e Teseo e anche cosa accadde a Ulisse una volta tornato in patria anni dopo la strage dei Proci.

In conclusione, è un romanzo molto intenso, nonostante sia mitologico racconta delle realtà molto vicine al lettore e dona una visione diversa più empatica rispetto al ricordo che abbiamo della maga. Lo consiglio a chi si ricorda i miti greci e vuole scoprire una versione “umana” della dea e maga Circe.
 
Buona lettura!

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