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giovedì 4 aprile 2013

Protagonista: Isabel C Alley


Buon pomeriggio di primavera!!Forse ci siamo, ad aprile riuscireamo ad avere un po' di caldo? Nell'attesa vi propongo un'altra delle mie presentazioni di autori!

L'intervista di oggi ha come protagonista Isabel C Alley autrice del libro Il Diario di Isabel, primo di una serie paranormal romance molto intrigante, in cui la protagonista ci illustra quello che le succede attraverso le pagine del suo diario. L'autrice ha inoltre pubblicato un racconto breve in cui viene illustrato un possibile epilogo del libro, mentre è in uscita questo mese lo spin off che ha come protagonista un personaggio del diario. Insomma un'autrice attivissima!



Benvenuta Isabel a Vivere in un Libro! Cominciamo subito magari presentandoti ai lettori...
Ciao a tutti e grazie a te, Saya, per avermi ospitata sul tuo blog! Sono Isabel, una ragazza di ventiquattro anni che cerca sempre di arricchire la realtà con un pizzico di fantasia, per rendere più magica la vita di tutti i giorni. Tendo a entusiasmarmi facilmente, anche davanti alle piccole cose, forse un po’ troppo, a volte. Ma è questo il bello dell’animo umano: nutrirsi delle emozioni che si raccolgono in giro, per rielaborarle e trasmetterle agli altri con colori ancora più sgargianti!
Che bella presentazione Isabel! Sei proprio solare!

Come mai hai iniziato a scrivere?
La mia passione per la scrittura è nata grazie ai miei diari. Fin da piccola, riempio di inchiostro le pagine di quaderni, blocchi, fogli volanti. È vero che la trascrizione di pensieri ed emozioni a mente libera è ben diversa dalla costruzione di un romanzo, ma il passaggio dall’una all’altra modalità di scrittura non è stato difficile. Sicuramente devo ringraziare le mie letture, che mi hanno sempre accompagnata accanto al diario di turno.



Qual è il tuo libro preferito?
Ho letto tantissimi libri che porto nel cuore, e scegliere quale sia il migliore è davvero difficile! Probabilmente si tratta di “Il Signore degli Anelli”. Da amante del genere fantasy, ho letto con entusiasmo quel tomone, scivolato via in pochi giorni. Lo adoro non solo per la storia, per i personaggi, per la scrittura di Tolkien, ma anche per tutto quello che ci è stato costruito attorno e che ha permesso al genere fantasy di espandersi e dare vita a numerose altre saghe.

Come ti è venuta l’idea (geniale) di far passare il tuo libro come diario sulla tua esperienza con un vampiro?
Grazie mille per il “geniale”! L’idea è nata proprio da ciò di cui parlavo prima: i miei stessi diari. Ho unito la realtà narrata nei miei quaderni alla fantasia delle mie storie, cercando di amalgamare lo stile di un diario (molto più colloquiale e confusionario) a quello di un romanzo (più semplice e ordinato).

A chi ti sei ispirata per i due personaggi maschili principali Andrea e Stephan?
Di nuovo mi ricollego alla domanda precedente: mi sono ispirata alle persone con cui ho avuto a che fare nella vita (per fortuna, non bastarde ai livelli di Andrea) e con cui ho vissuto esperienze più o meno quotidiane. Per la parte sovrannaturale, il mio inconscio si è nutrito probabilmente delle letture che passano sotto i miei occhi tutti i giorni.

Non è facile descrivere scene altamente erotiche e passionali senza scadere nel volgare, ma tu ci sei riuscita pienamente. Hai preso ispirazione da qualche autrice più navigata?
Non ho in mente particolari autrici da cui io abbia preso ispirazione per le scene erotiche. In realtà, solo dopo la stesura del Diario ho letto i libri delle autrici paranormal romance che ho apprezzato di più. Ho cercato di evitare la volgarità, tra le pagine del Diario, perché credo che una scrittura poetica e romantica sia comunque in grado di raccontare bellissime scene erotiche. Ne ho avuto conferma nelle storie di Jeanne Kalogridis, Colleen Gleason, Jaqueline Carey (anche se, prima di scrivere il Diario, di queste avevo letto solo Jeanne).

La Isabel del diario rispecchia la Isabel della realtà?
Per molti versi, io e la Isabel del romanzo siamo molto simili, partendo dall’aspetto fisico, fino ad arrivare al carattere altalenante. Entrambe ci lasciamo trascinare dagli eventi, entrambe veniamo travolte dall’amore quando lo incontriamo sulla nostra via, entrambe siamo affascinate dal pericolo. Almeno, io sono meno sfortunata della povera Isabel che tutti voi conoscete.

L’ambientazione italiana deriva dalla conoscenza che hai dei luoghi descritti nel romanzo?
La città in cui è ambientato il romanzo è stata lasciata anonima, affinché ogni lettore la possa immaginare come preferisca. Inevitabilmente mi sono ispirata al luogo in cui vivo, ma la maggior parte degli edifici e delle vie dove si svolgono le vicende è inventata, o comunque camuffata.

Come mai hai scelto l’autopubblicazione?
Ho scelto l’autopubblicazione per dar vita a un esperimento. Non ho contattato alcun editore, per il semplice fatto che volevo sfruttare i nuovi strumenti tecnologici e vedere fin dove sarei potuta arrivare con le mie forze. È stata una sfida con me stessa, partita quasi come un gioco, che si è poi trasformata in una splendida avventura. Non tornerei mai indietro. Questo esperimento mi sta insegnando tanto e mi sta facendo conoscere persone straordinarie.


C’è qualcosa che cambieresti nel libro?
Al momento attuale non cambierei niente. “Il Diario di Isabel” ha le sue carenze, su questo non ci piove, ma nessun libro, come null’altro a questo mondo, può considerarsi perfetto. Io lo adoro così com’è, con i suoi pregi e i suoi difetti.
Bella risposta..a me è piaciuto proprio così com'è..

Hai altri progetti letterari in mente?
Certo, la mia mente è in costante movimento! Sicuramente ci sarà un seguito a “Il Diario di Isabel”, ma prima del secondo libro uscirà “Come into my Wonderland”, una sorta di spin off sul personaggio di Lorenzo Ferranti.

Cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a scrivere?
Il consiglio che posso dare è quello di credere nel proprio lavoro e di non mollare mai davanti alle difficoltà, perché nel lavoro di scrittura e di pubblicazione possono spuntare problemi da ogni angolo. L’impazienza è l’emozione più difficile da tenere a bada, per uno scrittore, perché può causare errori di cui poi ci si pentirà. Il processo creativo, con tutto quello che gli sta intorno, va preso con i suoi tempi: se sono lunghi, affrettarli può portare al caos. Soprattutto nell’autopubblicazione, è complicato gestire tutto. La mente è piena di pensieri su ciò che sarà il futuro, su quali passi bisognerà compiere per arrivarci. Io consiglio di prendere ogni passo uno a uno e svilupparlo al meglio, senza lasciarsi spaventare dalla mole che incombe dal gradino successivo. Si rischia di lasciarsi travolgere da una valanga troppo grande per essere evitata.


Grazie mille Isabel per il tuo tempo e per i tuoi preziosi consigli! E' stato un piacere leggerti e averti qui.
 
Spero vi sia piaciuta! Vi consiglio di leggere i libri di quest'autrice, soprattuto se amate gli urban fantasy romantici e passionali ma anche un po' dark!


Buona lettura!

martedì 12 febbraio 2013

Protagonista: Simona Barugola


Buongiorno di neve! ^.^
In questi freddi giorni non c'è niente di meglio che stare a casa sotto le coperte magari con una bella cioccolata calda! Oppure spaparanzate con il nostro portatile a leggere le ultime notizie su libri e autori!

L'intervista di oggi ha come protagonista Simona Barugola autrice del libro L'Ora di Middle Dawn la storia fantasy di un bambino coraggioso, che ho avuto il piacere di conoscere, leggere e recensire QUI.


Benvenuta Simona a Vivere in un Libro! Cominciamo subito magari presentandoti ai lettori...
Innanzitutto vorrei salutare tutti i lettori di ‘Vivere in un Libro’ con un abbraccio.
Brevemente vi posso riassumere chi sono per presentarmi a chi ancora non mi conosce (e suppongo siano tante persone). Mi chiamo Simona Barugola e sono nata a Vercelli un po’ di tempo fa. Dopo il diploma mi sono occupata di informatica per tanto tempo. Come un giorno mi disse la mia piccolina ‘la vita è come un fiume che scorre’, la direzione presa dal mio fiume non è stata esattamente quella che desideravo. Poco male: ho cambiato i miei progetti e oggi sono anche moglie e mamma. Gli impegni sono tanti, ma cerco sempre di trovare del tempo da dedicare alla lettura e alla scrittura.

Come mai hai iniziato a scrivere?
Ho due magnifiche figlie, due inarrestabili farfalle, che arrivano da un paese affascinante e molto lontano. Dopo aver accolto nel cuore la mia prima figlia ho dovuto riorganizzare gli impegni, ma non appena è cresciuta ho rispolverato la mia passione per le storie. Prima leggevo solamente, perché da ragazzina scoprii che leggere è bello, poi ho provato a mettere su carta i miei pensieri. I pensieri sono cresciuti e diventati racconti, e continuano a crescere.
Quante emozioni, le tue figlie sono proprio fortunate ad averti!

Qual è il tuo libro preferito?
Non so dire quale sia il mio libro preferito, perché sono troppi e non posso, o non voglio, sceglierne solo uno. Sicuramente posso affermare che i miei libri preferiti sono quelli che dopo la parole fine mi lasciano continuare a sognare.

Da cosa hai tratto ispirazione per scrivere “L’Ora di Middle Dawn”?
“L’Ora di Middle Dawn” è il mio primo testo che è ‘diventato grande’. È nato quasi per gioco mentre mettevo su carta immagini e pensieri che mi colpivano. Dopo aver scritto due pagine di appunti slegati ho incominciato ad aggiungere idee, poi a spostare eventi, a legare tra di loro i fatti, fino a sentire mio quello che avevo raccolto. Allora ho iniziato a creare la storia. Le immagini e le frasi che ho scritto forse sono nate nei miei sogni, o forse osservando quello che mi circonda, o ancora ascoltando i bisogni dei ragazzi. Già, dovete sapere che esiste un’età in cui non si è grandi ma nemmeno piccoli e trovare storie giuste è difficile. A volte i ragazzi non sono pronti per leggere storie troppo forti, ma non sono nemmeno più disposti a leggere storie troppo infantili. Ho pensato di scrivere una storia con azione, paura, dolore, amicizia che possano indossare tutti.

Andy è davvero un bambino molto forte. Nonostante sia circondato da misteri trova il coraggio di reagire e non lasciarsi sopraffare. Cosa ti ha portato a creare un protagonista così puro?
Andy è un bambino senza radici, facile preda dei bulli di turno, ma è un personaggio speciale. Ha imparato a guardare e analizzare ciò che gli accade. Come madre anche io vorrei che le mie figlie imparassero a guardare i fatti per quello che sono realmente. A volte una cosa ci fa paura, ci terrorizza, solo perché non la comprendiamo. Ma se guardiamo attentamente scopriamo che è tutto più semplice di quel che crediamo e riusciamo ad affrontare meglio le avversità.

Merlino è un altro personaggio cardine del libro. Mi ha incuriosito molto l’idea di farlo lavorare come pasticcere (o mago dei dolci!). Questa scelta deriva da una sfrenata passione per i pasticcini e le torte ^.^ o è stata pensata proprio per il rapporto che si viene a creare con i bambini?
Merlino è il mago, ma in tempi moderni non può vivere in una torre e fare magie ogni giorno. Ha bisogno di un’attività che gli permetta di vivere nella nostra società. Non si tratta del mago Merlino che tutti riconoscono, ma di un omonimo. Lui gioca col suo nome e qual è il modo migliore se non facendo ‘magie’. Poi ho pensato alle varie attività presenti accanto a me. L’unico negozio dove tutti entrano di buon umore è proprio la pasticceria, dove ho visto grandi e piccoli guardare i dolci con occhi lucidi di piacere.

Il paesino di Middle Dawn mi ricorda molto quello delle classiche storie americane, una cittadina, apparentemente, senza macchia, con la solita casa maledetta, ma che in realtà nasconde un inquietante segreto. Hai preso spunto da qualche racconto o cartone animato oltre oceano?
In tanti mi hanno fatto la stessa domanda e, può sembrare strano, non è così. Abito vicino un piccolo lago dove la parte turistica dell’abitato è sorta vicino la riva mentre la parte storica è più in alto. Credo che questa disposizione sia valida per quasi tutti i laghi italiani con un borgo storico, e se non è così perdonatemi.
In Italia, poi, abbiamo moltissime costruzioni di grande bellezza e vecchie case abbandonate, e quante leggende di fantasmi sono legate ai castelli. Non so perché Middle Dawn sia associato a luoghi americani, in fondo i libri per ragazzi che più mi hanno colpita sono di autori inglesi. Forse la similitudine nasce per i nomi dei personaggi e del luogo, ma è stata una scelta fatta per rendere più ‘internazionale’ il racconto.

Tra Andy e i due amici Roddy e Gail si è creato un forte legame che durante la storia si è consolidato. Si danno piena fiducia. Hai un modello di questo tipo di amicizia che potrebbe averti spinto a riproporla o è solo un’utopia?
Il rapporto di amicizia che si crea tra Andy, Roddy, e Gail è forse quello che tutti vorremmo avere con i nostri amici, ma se poi esista veramente non lo so.

C’è qualcosa che cambieresti nel libro?
Ogni volta che rileggo ciò che scrivo vorrei cambiare, correggere, modificare. Ad un certo punto devo dire basta, ma questo libro non lo cambierei. Non aggiungerei più nulla a questa storia, e nemmeno sottrarrei elementi. “L’Ora di Middle Dawn” è nato così e mi piace.

Hai altri progetti letterari in mente?
Il mio cassetto è pieno di storie. Anche “L’Ora di Middle Dawn” potrebbe avere un seguito se mi decidessi a mettere ordine alle frasi e immagini che ho raccolto. Intanto posso dire che ho un nuovo libro già in cerca di editore. Quando anche questa nuova storia avrà un ‘vestito’ ufficiale sarò felice di comunicarlo a ‘Vivere in un Libro’.
Che bella notizia! Io e il mio blog saremo felicissimi di ospitarti di nuovo!

Cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a scrivere?
Uno scrittore è inizialmente un lettore appassionato. Dalla passione per la lettura può nascere, come nel mio caso, la passione per la scrittura. Ma per riuscire a trasmettere il piacere di scrivere occorre arrivare a incuriosire il lettore e accendere in lui la voglia di mettersi in gioco. Poi posso consigliare di provare, sbagliare, correggere, e soprattutto studiare. Studiare non significa per forza frequentare una scuola, ma capire gli autori che più ci piacciono, ascoltare il suono delle loro frasi, provare a scrivere le nostre parole con quei suoni. E poi tenere vicino un buon libro di grammatica (non fa mai male). Non tutti arriveranno a scrivere per gli altri, ma è importante scrivere per se stessi.

Grazie mille Simona per il tuo tempo e per i tuoi preziosi consigli! E' stato un piacere leggerti e averti qui.

 
Spero vi sia piaciuta! Vi consiglio di leggere questo libro, soprattuto se amate le storie d'avventura, magia e amicizie inossidabili!


Buona lettura!

venerdì 25 gennaio 2013

Protagonista: Mew Notice


Buon Pomeriggio! Oggi voglio deliziarvi con un'intervista, in questo gennaio cominciato alla grande non posso che sorridere al pensiero di ciò che dovrà ancora venire!

L'intervista di oggi vede protagonista Tiziana Marie Galofaro alias Mew Notice autrice del libro Come un batter d'ali, un fantasy angelico che ho avuto il piacere di leggere e recensire QUI.


Benvenuta Tiziana (anzi Mew!) a Vivere in un Libro! Cominciamo subito, magari presentandoti ai lettori..
Ciao, mi chiamo Tiziana Marie Galofaro ma preferisco farmi chiamare Mew Notice, nome inventato per sbaglio con le mie bambine. Sono prima di tutto una mamma, poi moglie, insegnante ed ho avuto la fortuna di realizzare un sogno: vedere il mio primo libro pubblicato. Infatti, come passatempo mi piace leggere e soprattutto scrivere. Scrivo come freelance recensioni cinematografiche e sono redattrice di due rubriche su Lovvy.it.
Che passioni interessanti!

Come mai hai iniziato a scrivere?
Amo scrivere sin da piccola. Ho sempre letto tantissimo grazie alla mia mamma (divoratrice di libri) e poi ho iniziato a scrivere per altri fino a quando ho pensato: perché non per me stessa? Nel 2008 è nato Come un batter d’ali, ma è rimasto sempre nascosto nel cassetto, poi mio marito se ne è accorto e lo ha presentato a un Torneo letterario, dopo il Torneo (premetto che sono stata bocciata) ho partecipato a un premio letterario arrivando seconda e dopo ho avuto la fortuna di incontrare Florinda Gargiuoli e la Sesat Edizioni.

Qual è il tuo libro preferito?
Io lego di tutto ma il mio libro preferito in assoluto, forse perché ho presentato la tesi di laurea su l’autrice Mary Shelley, è Frankenstein. Ma ho letto tantissime volte i sonetti di Shakespeare, Cime tempestose, Orgoglio e Pregiudizio, L’amante di Lady Chatterley e altro…
I classici sono sempre un punto di forza!

Hai creato una storia davvero particolare. L’inizio racconta di un amore distrutto dai pregiudizi razziali, cosa ti ha spinto a creare questo scenario per poi elevarlo a livello angelico?
Melody e Tobias, i miei due angeli un po’ imperfetti, sono nati per caso. Ero a Parigi con la famiglia per vacanze e in albergo ho visto una coppia, lei bionda e occhi azzurri, lui un bellissimo ragazzo di colore, che litigavano nel pianerottolo. È stato come un colpo di fulmine. Amore a prima vista. E dato che sono letteralmente spariti quando ho sviato lo sguardo per solo un istante, ho deciso di farli diventare due angeli. Due angeli sempre in contrasto tra di loro ma amanti segreti. E dato che stavo documentandomi sulla coltivazione del cotone, ricerca scolastica, l’ambientazione in Virginia al tempo della schiavitù mi è sembrata la soluzione più indicata.

I primi capitoli sono visti dalla mamma di Noir. E’ stato molto interessante poter leggere un punto di vista così maturo e soprattutto così “perfetto” della famiglia di Noir. Ci viene presentato così bene che dopo è difficile vederlo come il cattivo della situazione. Come mai questa scelta letteraria?
Perché è facile etichettare i ragazzi. Lo fanno tutti. Politici, insegnanti, genitori… ma loro sono la nostra energia, la nostra speranza per un futuro migliore. Sono un insegnante da tanto tempo. Ho insegnato a ragazzi di tutti i ceti sociali, anche quelli che provenivano dalla strada, dal carcere minorile e posso dire semplicemente che bisogna ascoltarli. Indirizzarli a fare sempre delle scelte sensate. Comprenderli e aiutarli. Perché oggi, in questa società veloce e violenta, a loro rimane poco spazio per la creatività e l’amore. Noir, il protagonista maschile del romanzo, è un ragazzo che vive circondato dall’amore della sua famiglia ma anche dall’invidia; è bravo a scuola, è ricco, è bello e altro… sono tutti fattori che lo rendono diverso, perfetto nella società in cui vive. Quella società che spesso vede in maniera superficiale. Vede solo ciò che vuole vedere. Ho voluto rappresentare la fragilità dei giovani con Mia, la rabbia e la vendetta con l’antagonista di Noir: Matteo. La frivolezza, la superficialità con Alice. L’amicizia vera con Frederik e Chloè. La comprensione con Maria… Nel libro sono i ragazzi i veri protagonisti, la mamma di noir è un po’ come un narratore esterno che introduce un personaggio particolare, perché Noir, effettivamente, nasconde un vero segreto.

Mia è una ragazza davvero sfortunata, e pare non ci sia fine alla sua sciagura. Tutti gli avvenimenti capitati prendono spunto da fatti realmente accaduti o sono solo frutto di ottima fantasia?
Io prendo sempre spunto da fatti realmente accaduti, poi aggiungo un po’ di fantasia. Conosco tante ragazzine che possono rappresentare Mia, e dato che amo sempre il lieto fine, ecco che le regalo un angelo: Tobias, l’angelo del bene. Ma forse bisognerà attendere il secondo libro.


Dalla tua biografia si legge che il motivo per cui hai scelto Parigi. Invece la scelta di Saluzzo come città piemontese da cosa è nata?
Io amo Saluzzo. Ho dei meravigliosi ricordi legati all’anno in cui ho insegnato inglese nella scuola media Rosa Bianca di Saluzzo. Diciamo che è difficile non innamorarsi di Saluzzo.I portici, la Chiesa di Maria Vergine Assunta, i giardini, i tanti ristorantini con le prelibatezze della cucina piemontese… e poi giunge la sera, la città si illumina di luce propria, splende e coinvolge turisti e abitanti del posto. Sprigiona magia e allora… come non farsi ammaliare? Ecco perché dopo la Sicilia, dopo Parigi tutta la narrazione si svolge a Saluzzo. Parlo di ragazzi, parlo dei loro desideri, delle loro paure ambientando il tutto nel Liceo Scientifico G.B Bodoni.

Un'altra particolarità del romanzo è il nome del protagonista maschile: Noir. Insolito soprattutto per una famiglia italiana. Come mai questa scelta?
Noir in francese vuol dire nero. Neri sono i capelli sia di Mia e sia di Noir. Nero è un po’ il mondo di Melody, la sua anima. Nero è anche il colore di una macchia che si è formata sul mio block notes dove appunto sempre tutto mentre stavo scrivendo la lista dei nomi maschili del libro. Una macchia nera li ha cancellati e così ho deciso: Noir.
E' un nome stupendo e ora che ne conosco la storia lo apprezzo ancora di più!

C’è qualcosa che cambieresti nel libro?
Posso ritenermi fortunata. La casa Editrice Sesat Edizioni non ha cambiato molto nel mio romanzo d’origine. Anche il titolo è rimasto quello che avevo proposto io. E sinceramente non cambierei una sola virgola. I miei ragazzi nel corso del libro crescono, maturano e diventano anche più forti, soprattutto Mia.

Da poco ho saputo che “Come un batter d’ali” (bellissimo titolo!) avrà un sequel. Cosa puoi svelarci?
Diciamo che Melody e Tobias sveleranno un po’ di più della loro vita precedente, del loro grande amore, un amore che aveva sfidato e continuerà a sfidare ogni legge della natura. Noir e Mia si allontaneranno ma, come si possono separare due anime gemelle? ;)
Che emozione non vedo l'ora di poterlo leggere!

Cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a scrivere?
Io cancellavo sempre, scrivevo e poi con un solo click annullavo sere di lavoro. Poi ho pensato: scrivere mi fa stare bene, mi aiuta a trascorrere serate in cui sono sola, mi fa sognare, immaginare di poter cambiare, anche se solo nero su bianco, le cose. Stravolgere la realtà, manipolarla e renderla perfetta, anche se solo in un libro. Scrivere… scrivere e solo scrivere tutto ciò che vi passa nella mente. Leggere un libro è come viaggiare, scriverlo è volare, volare con la fantasia.

Grazie mille Mew per il tuo tempo e per i tuoi preziosi consigli! E' stato un piacere leggerti e averti qui.

Spero vi sia piaciuta! Vi consiglio di leggere questo libro, sopratutto se amate le storie d'amore e se volete immergervi in questo incredibile intreccio tra presente e passato!

Buona lettura!

mercoledì 19 dicembre 2012

Protagonista: Francesca Verginella


Buon Pomeriggio! Il sole è tornato a scaldare un pochino la mia città innevata, cosa c'è di meglio che leggere una bella intervista e scoprire qualche curiosità sui creatori di sogni?

L'intervista di oggi vede protagonista Francesca Verginella autrice del libro Luna, un fantasy incredibile che io ho avutoil piacere di leggere e recensire QUI.




Benvenuta Francesca a Vivere in un Libro! Cominciamo subito, magari presentandoti ai lettori..
Francesca Verginella, moglie, mamma e casalinga. Soddisfatta di quello che con molta fatica e dedizione sono riuscita a costruire, cioè la mia famiglia.

Come mai hai iniziato a scrivere?
Quel giorno, nell'aula di chimica durante il primo anno di università, mentre scarabocchiavo della nascita di una bambina in una notte buia e tempestosa non sapevo che stavo scrivendo il primo capitolo del mio primo libro. Poi ho cominciato a svegliarmi la notte e a precipitarmi a scrivere bigliettini prima di dimenticare ciò che, a metà tra sogno ed ispirazione, mi era entrato in testa. Quei bigliettini hanno poi cominciato a trasformarsi in parti di "Luna" o in idee per altri libri (alcuni li ho scritti, altri li devo ancora terminare o iniziare). Tutto poi è proseguito tanto naturalmente che mi sono trovata a domandarmi come mai non avessi cominciato prima.

Qual è il tuo libro preferito?
"Cime Tempestose" di Emily Brönte.
E' tra le mie prossime letture!

Da dove è nata l'idea di scrivere questa storia particolare, con protagonista una semplice ragazza che in realtà nasconde qualcosa di molto più profondo?
Credo di essermi semplicemente messa a raccontare un'avventura fantastica che avrei desiderato vivere in prima persona, ma che nella realtà sarebbe stato impossibile attuare. Luna è un po' com'ero e come mi sentivo: una ragazza semplice ma con delle doti nascoste che nella quotidianità non riusciva ad esprimersi completamente. Solo in un altro mondo, lontano dai legami (anche affettivi) Luna ha potuto scavare nel suo profondo e rendersi conto di cosa era capace.

Il viaggio di Luna in queste terre desolate, tormentate da orribili creature, si svolge in un mondo che prende spunto dai classici fantasy. A quale ti sei ispirata?
Ho sempre amato molto le ambientazioni fantasy, che ho cominciato a conoscere ed amare più che altro attraverso i film o le illustrazioni ("La storia infinita", "Legend", "Labirinth", e così via... sappi che stiamo parlando di circa 19 anni fa). Ho invece letto pochissimi libri dichiaratamente fantasy, e praticamente tutti dopo aver scritto "Luna", quindi le eventuali influenze non sono dirette, ma mutuate da altre fonti (più che altro film, video musicali, ecc.). Nel corso del racconto mi sono anzi permessa anche un piccolo omaggio alla "Storia Infinita" (l'episodio del lupo, per capirsi). Per gran parte del mondo che ho descritto mi sono ispirata a particolari località della mia regione, rilette in chiave fantastica. Per la creazione delle creature che abitano Solamia ho fatto ricorso ai miei studi di Biologia, chiedendomi quali caratteristiche avrebbero dovuto avere le singole specie di mutati per sopravvivere e dominare in un dato ambiente.
Le fiabe, il folklore e, in parte, la televisione mi hanno dato in alcuni casi degli spunti interessanti. Per quanto riguarda lo svolgersi della storia, essa non è stata concepita secondo gli schemi classici dei fantasy, ma secondo quelli del romanzo "normale". Ho cercato di descrivere cioè una storia "plausibile", anche se ambientata in un mondo con regole diverse da quelle del nostro. Ecco quindi che nella storia intervengono le dinamiche interne proprie di ogni popolazione, come l'organizzazione sociale e la politica. Neppure Luna può prescindere da questi aspetti e quindi si trova in alcuni frangenti a non poter agire, a dover aspettare, a dover cercare di comporre i contrastanti interessi di parte ed a dipendere, almeno in parte, dalle decisioni di altri. La quotidianità ci insegna come spesso, purtroppo, neppure nel momento del bisogno estremo gli uomini (e meno che mai i governi) riescano a mettersi d'accordo. E poi un esercito non si organizza in un giorno e una guerra non si vince da soli. Per questo non ho mai pensato a "Luna" come ad un romanzo "fantasy" nel senso canonico del termine, quanto piuttosto come ad un romanzo ad ambientazione fantasy.

Dalla tua biografia si legge che hai scritto diversi libri, ma questo è stato non solo il primo ma anche l'unico fantasy che hai scritto. Come mai?
Non sono certamente una scrittrice di genere, nel senso che scrivo ciò che colpisce la mia immaginazione o che mi nasce spontaneamente dentro. In momenti diversi ognuno di noi può essere più recettivo o più sensibile ad un tipo di tema piuttosto che ad un'altro. Tornando però al fantasy, questo è certamente un genere che mi ha concesso di dare libero sfogo alla mia fantasia... ed è stato una sorta di valvola di sfogo che non ho mai completamente abbandonato. Al momento ho altri due libri fantasy in cantiere, ma negli ultimi anni non ho avuto grandi spazi da ritagliare per la scrittura.

Luna è un personaggio incredibile. Le parti che mi sono piaciute di più sono i momenti in cui entra in contatto con i vari popoli. Li ho trovati bellissimi e geniali! Queste scelte sono venute durante la stesura o le avevi già in testa in partenza?
Sono contenta che ti siano piaciuti tanto. In effetti sono le parti sulle quali ho lavorato di più, ma anche quelle che mi sono venute in mente subito. In parte derivano da esperienze personali, in parte da cose che conosco o che ho visto in televisione, specie in alcuni documentari su delle tribù indigene...L'idea di segnare il corpo di Luna mi è venuta subito. Io mi ero da poco fatta il mio primo tatuaggio. All'epoca il tatoo non era ancora una moda e nella mia piccola città non erano ancora molti a farseli. Quando camminavo per strada la gente mi fermava: "che figo!", "ma cosa vuol dire?", e così via. Volevo riportare il tatuaggio al suo significato originale (per me): è un segno che si trova già in te, gli eventi della vita lo rendono evidente e tu lo rendi visibile anche agli altri attraverso l'inchiostro. L'idea del metallo fuso con la carne è una drammatizzazione del pircing, mentre le ali dei Colbi (una specie di tatuaggio in rilievo effettuato con la tecnica della scarnificazione) sono dei veri segni che ho visto sulle schiene degli uomini di alcune tribù indigene in un documentario e che mi hanno spaventato (per come venivano fatti) ed affascinato.
Stupenda, io non so se avrei la forza per poter affrontare tutto quello che ha passato.. 

I compagni di viaggio della protagonista sono pochi ma buoni, ognuno con caratteristiche particolari che risaltano durante le pagine. C'è qualcuno a cui ti senti più legata? 
Purtroppo a Cablam. Dico purtroppo perchè lui è uno di quei personaggi che, se lo incontri nella vita, ti tormentano e poi ti chiedono anche se ti è piaciuto. In versione ridotta sono stata tormentata da un "Cablam" e così me ne sono servita per ispirarmi.
Pensa che io l'ho adorato, sono sempre attratta dalle figure oscure e misteriose!

C'è qualcosa che cambieresti nel libro?
Anche se ho scritto "Luna" in 5 o 6 mesi, negli anni seguenti l'ho ripreso in mano altre due volte. Originariamente "Luna" era scritto a penna su 3 maxi quaderni a quadretti. Quando il mio attuale marito mi ha chiesto di farglielo leggere, l'ho riletto e ricopiato usando una macchina da scrivere (ho una scrittura pressoché illeggibile). Quando poi mi ha convinta a cercare di farlo pubblicare ho dovuto ri-rileggerlo e ri-ricopiarlo su computer. In entrambi i casi non ho cambiato nessuna parte della storia.

C'è un personaggio che toglieresti dal romanzo?
Anche il personaggio che mi piace di meno, Katrisha, ha diritto di vivere, anche perchè la storia ha senso anche grazie a lei.
Sono d'accordo, nonostante fosse pressante è comunque un elemento importante.

Hai altri progetti letterari in mente?
I principali progetti a cui attualmente sto riprendendo a lavorare dopo un lungo stand-by (dovuto alla nascita dei miei due bambini), sono due romanzi fantasy, dai titoli provvisori di “Il Castello” e “Draghi” (romanzo dalla lunghezza altamente incerta ma sicuramente “monumentale”). Sto lentamente lavorando anche alla stesura di un romanzo biografico ambientato durante la II Guerra Mondiale.

Cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a scrivere?
Scrivete prima di tutto per voi stessi. La soddisfazione personale vi fortificherà per poter affrontare la jungla delle Agenzie Letterarie e la quasi totale inaccessibilità delle Case Editrici maggiori.





Grazie mille Francesca per il tuo tempo e per i tuoi preziosi consigli! E' stato un piacere leggerti e averti qui.

Spero vi sia piaciuta! Vi consiglio di leggere questo libro, sopratutto se amate le storie che racchiudono un percorso di crescita e portano a molteplici interpretazioni.

Buona lettura!