lunedì 15 luglio 2019

Recensione: La Treccia di Laetitia Colombani

Buon pomeriggio lettori! Finalmente riesco a ritagliarmi del tempo per parlarvi di La Treccia di Laetitia Colombani, trovate l'incipit QUI, consigliatomi una compagna della Ikigai Challenge, che ringrazio immensamente.

La Treccia
Laetitia Colombani
Claudine Turla
Nord
304
4,99
16,90
3 maggio 2018
#incipit



A un primo sguardo, niente unisce Smita, Giulia e Sarah. Smita vive in un villaggio indiano, incatenata alla sua condizione d'intoccabile. Giulia abita a Palermo e lavora per il padre, proprietario di uno storico laboratorio in cui si realizzano parrucche con capelli veri. Sarah è un avvocato di Montréal che ha sacrificato affetti e sogni sull’altare della carriera. Eppure queste tre donne condividono lo stesso coraggio. Per Smita, coraggio significa lasciare tutto e fuggire con la figlia, alla ricerca di un futuro migliore. Per Giulia, coraggio significa rendersi conto che l'azienda di famiglia è sull'orlo del fallimento e tentare l’impossibile per salvarla. Per Sarah, coraggio significa guardare negli occhi il medico e non crollare quando sente la parola «cancro». Tutte e tre dovranno spezzare le catene delle tradizioni e dei pregiudizi; percorrere nuove strade là dove sembra non ce ne sia nessuna; capire per cosa valga davvero la pena lottare. Smita, Giulia e Sarah non s'incontreranno mai, però i loro destini, come ciocche di capelli, s'intrecceranno e ognuna trarrà forza dall'altra. Un legame tanto sottile quanto tenace, un filo di orgoglio, fiducia e speranza che cambierà per sempre la loro esistenza.


Il libro narra le vicende di un pezzetto di vita di tre donne, abitanti in tre paesi del mondo. Smita, che vive in India col marito e la figlia. Lei è una dalit, intoccabile, una fuori casta del sistema sociale religioso induista. Il suo compito è quello più ingrato e indegno. Lei e suo marito dalit anche lui, hanno una bambina. Smita vuole per sua figlia un futuro migliore rispetto al suo e si batterà proprio per questo. Giulia, vive a Palermo. Lavora col padre alla fabbrica di parrucche di capelli veri. Lei si batterà per la sopravvivenza del laboratorio e di tutto quello in cui ha sempre creduto e investito forze e idee. Sarah è una madre e un avvocato socio di un prestigioso studio in Canada. La scoperta di un cancro farà emergere delle dinamiche lavorative dure e spregevoli. Lei si batterà per la sua vita. Queste tre donne raccontano tre spaccati di vita. Tre percorsi difficili in partenza che si complicano fino al momento in cui rompono gli schemi con il flusso del loro coraggio, della loro voglia di rivalsa e sfidano il sistema. Sono tre donne orgogliose. E mi hanno emozionato e ispirato ad ogni pagina. La scrittura dell'autrice è incisiva, arriva dritta al punto. Vengono alternati i tre punti di vista e durante il racconto di ognuna si ha un'evoluzione sia delle tre protagoniste sia della storia generale che in qualche modo pur non facendo mai incontrare le tre donne sarà collegata. Non voglio svelarvi troppo, credo che sia un romanzo da leggere, gustare e apprezzare. Ho pensato lungamente quale delle tre donne mi avesse colpita di più, ma la realtà è che tutte e tre hanno saputo raccontarmi un episodio a me sconosciuto e aprirmi la mente verso realtà che per ora o per fortuna non ho mai dovuto affrontare. Smita vivendo in una società così lontana dalla nostra mi ha straziato, mi ha portato a conoscenza di alcune situazioni di cui ignoravo o non conoscevo approfonditamente. Sarah mi ha stimolato a reagire lavorativamente parlando e mi ha spronato a combattere e a vivere al meglio il tempo che ci viene donato. Giulia mi ha aperto la mente sulle infinite possibilità che la vita ci dona. Basta solo reagire e non stare semplicemente a guardare in balia degli eventi. Tutte e tre mi hanno donato conoscenza e forza. La Treccia è stato per me libro completo e ricco di significato che mi rimarrà sicuramente nel cuore.

Buona lettura!

lunedì 1 luglio 2019

Incipit: La treccia

Buon pomeriggio lettori e buona settimana! Nuovo incipit quest'oggi di questo romanzo consigliatomi per la Ikigai Challenge e adorato in tutte le sue forme. Si tratta de La treccia di Laetitia Colomban, la storia di tre donne forti e coraggiose abitanti in tre parti diverse del mondo. Nell'incipit di oggi ho deciso di riportarvi l'inizio della storia di Smita, un percorso che mi ha aperto gli occhi sulla situazione delle donne in India. Ringrazio Daniela per lo straordinario cosiglio di lettura.

SMITA


Villaggio di Badlapur, Uttar Pradesh India


 Smita si sveglia in preda a un sentimento strano, a un'urgenza dolce. Una farfalla sconosciuta si agita dentro di lei. Oggi è un giorno importante, un giorno che ricorderà per tutta la vita. Oggi, sua figlia andrà a scuola.

 A scuola, Smita non ci ha mai messo piede. Qui a Badlapur, quelli come lei non ci vanno. Smita è una dalit, un'intoccabile. Una di quelli che Gandhi chiamava i figli di Dio. Fuori casta, fuori dal sistema, esclusi da tutto. Una razza a parte, giudicata troppo impura per mescolarsi agli altri, un rifiuto spregevole che va scartato, come si separa il grando dal loglio. Come Smita, milioni di altre persone vivono ai margini dei villaggi, della società, alla periferia dell'umanità.

 Ogni mattina lo stesso rituale. Come un disco rotto che suona all'infinito la stessa sinfonia infernale, Smita si sveglia nella squallida baracca in cui vive, nei pressi dei campi coltivati dai jat. Si lava la faccia e i piedi con l'acqua che la sera prima ha preso al pozzo riservato ai dalit. Impossibile avvicinarsi all'altro, quello delle caste superiori, sebbene sia più vicino e accessibile. C'è gente che è morta per molto meno. Smita si prepara, pettina i capelli di Lalita, dà un bacio a Nagarajan. Poi raccoglie la sua cesta di giunco intrecciato, la cesta che era stata di sua madre e la cui sola vista le dà il voltastomaco, quella cesta dall'odore persistente, acre e indelebile, che porta tutto il giorno come si porta una croce, un fardello osceno. Una maledizione, un castigo. Forse per una colpa commessa in una vita precedente, da pagare, espiare. Questa vita in fondo non è più importante di quelle passate, né di quelle a venire, è solo una delle tante, diceva sua madre.
 

 A lei, è toccata in sorte questa.


Buona lettura!